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mercoledì 8 febbraio 2012

Tema: Colpa degli astri




Listen to the ground, 
there is movement all around,
there is something going down
and I can feel it…



Stasera si va a ballare! Dopo una settimana di scuola, in cui la maggiore distrazione era andare a studiare a casa di qualche amico, l’unico pensiero che faceva capolino nella mia testa svegliandomi il sabato mattina era solo questo. Luci stroboscopiche, musica a pompa, cuba libre e non ultimo: ragazze in minigonna. Certo la preparazione spirituale andava da una settimana all’altra, ma aprendo gli occhi al “nuovo giorno” il cuore cominciava a battere al ritmo disco.
Era il 1977 e molti di voi che leggono, non erano ancora nati, ma questo è stato un anno magico. Noi ragazzi ci dividevamo più o meno in tre gruppi: “gli intellettuali” e cioè quelli che andavano al cinema a guardare le nevrosi di Woody Allen con Io e Annie e ti guardavano come se nella tua testa i neuroni si fossero estinti insieme ai dinosauri; “i fighetti” e cioè quelli che non avevano mai nulla fuoriposto e se la tiravano come un bungee jumping, si insomma, un elastico per il salto. E infine c’eravamo noi, la folta schiera dei “normali” che magari aspettavano il sabato per andare a ballare.

Per me era l’anno della “febbre del sabato sera”, non si poteva restare indifferenti sulle note di Stayin’ Alive, Night fever o More than a woman. Tutti ci sentivamo come Travolta-Manero, che dopo averci fatto sognare  vestito in doppio petto bianco e inventato un nuovo modo di ballare e muoversi, adesso ci faceva pensare alle discoteche come a luoghi in cui si gareggia a suon di bacino.
Quello che però il Manero di bianco vestito non ci aveva fatto capire, è che non basta il movimento pelvico per finire la serata a lottare con i bottoni della camicetta di una ragazza. E che, anzi, la lotta è riuscire a passare il varco della loro approvazione come un codice a barre sotto la pistola scanner.
Dopo un’oretta buona di ancheggi, lievi flessioni sulle ginocchia, alzate alterne delle spalle e ondeggi delle braccia: la vedo...
Lei è al bancone, sguardo annoiato e soprattutto senza nulla da bere tra le mani. La guardo, mi squadra. Le offro da bere penso, e poi magari….da cosa nasce cosa…
A quel punto mi avvicino, la ri-guardo, lei mi ri-squadra. “Ti va di bere qualcosa insieme?”,  chiedo, e Lei con lo stesso sguardo annoiato: “No! I nostri segni zodiacali non sono compatibili”.
Resto allibito e senza parole, giuro che una cosa così non l'avevo mai sentita. Eppure le mie orecchie ne hanno sentita qualcuna!
Ma sapete perché questa risposta non ha trasformato la mia vita in un’unica frustrazione? Perché non era colpa mia… “era colpa degli astri!”.

l.l.g.