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sabato 2 febbraio 2013

L'odore dei pomeriggi (quando li butti via) - Parte tre

Svolgimento
31 dicembre 1990

/gorgheggi/
Il capodanno mi annoia a morte. Non c’è mai un pomeriggio del 31 dicembre in cui qualcosa di miracolosamente interessante si spalmi addosso alla mia voglia di fare. Sembra tutto troppo calcolato: vedi la spesa, vedi la cena, vedi il dopo-cena, vedi dove dormire, vedi se invece te ne torni a casa, vedi l’ultimo che arriva perché ha deciso da meno di un minuto che questa sera merita d’essere passata insieme a te. Io invece questa sera ho qualcosa da fare e non passerò nemmeno un momento insieme a qualcuno, o meglio, così sembrerà.

/risciacquo/

Una brezza leggera zampilla sull’asfalto malandato fuori da casa mia. Il balcone zampilla anche lui e provoca scrosci d’acqua più ferro. Questo tempo mi affascina e mi fa venir voglia di bere tè o caffè, comunque sia qualcosa che mi dia la carica. Il letto era ancora caldo, ma era troppo tardi e Irene era lontana. Una leggera malinconia mi teneva inchiodato al pavimento. Le diciotto e quaranta ed ero ancora in mutande. Dovevo fare assolutamente una doccia prima di andare. Drin. 


martedì 22 gennaio 2013

L'odore dei pomeriggi (quando li butti via) - Parte uno


Svolgimento

27 dicembre 1994


L'autostrada corre veloce: alberi fittissimi, mare calmo, un campanile tutto rotto di un beige sfracellato di polvere al vento, luna, bianche strisce. Tutto scorre e io corro. Barriere d'avorio di mezzeria, che nonostante siano grigiastre risplendono di chiaro quando ci passo sopra coi fari. Sembra una discoteca. Allungo il piede sulla frizione e do la quinta che mi spinge sul sedile. Sembrava mia moglie quando mi spinge sul materasso di casa nostra. Le lenzuola fanno un mantello sulla sua schiena e quando gode apre la bocca e spezza i gemiti col tremolio di una lavatrice. Irene ha ancora un bel culo. Metto la mano fuori dal finestrino a farla volare per finta, via, lontano, a strappare le foglie a quegli alberi di Marfan. Il basso questa sera rimescola punk-hardcore degli anni passati. Io corro. Io scorro. Mi tremano le gambe sui pedali se ripenso a questa giornata. Buona parte di me se ne frega allegramente, anche se un filo invisibile resta agganciato alla trappola dei pensieri ed io, che corro, sto sfilando lentamente questo maglione grigio e slargo che mi ha regalato. Incredibile quanto il tempo sembri veramente poco quando si è in auto e non c’è traffico, sono già passate tre ore e mi sembra d’esser partito mezz’ora fa. Sta facendo giorno e il caldo sarà tremendo oggi. Comincio a riconoscere la strada più interessante del mio tragitto, sto per arrivare. La curva piena di erba verde mi fa un cenno, quindi scendo di marcia e freno leggermente, poi salgo nuovamente con il cambio e riprendo per Via Torino. I palazzi vicini qui non sono proprio a loro agio, non sono accostati ai colori, la gente stava meglio prima, sembrava più serena. Fermo al semaforo prima di casa un lavavetri di chissà che paese vuole pulirmi il vetro, ma io rispondo con un no combattuto, perché ho già dato precedentemente e perché oggi ho un po’ le palle girate, ed ho sonno da morire, ed ho fame, maledizione, fame. Sono arrivato.