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martedì 10 dicembre 2013

Tema: Little Italy

Sez. In viaggio
Svolgimento


Ero certa che sarei morta. E invece le undici ore di volo transoceanico: diretto Palermo- New York, mi avevano risparmiata solo perché potessi schiantarmi a bordo di questo taxi giallo guidato da un pazzo di colore con una foltissima capigliatura riccia. Portarsi i cannoli appresso e poi spiaccicarsi sulla Fifty avenue. C’ era bisogno? Potevo semplicemente attraversare viale Regione Siciliana a Palermo e sarei stata subito accontentata. E invece eccomi qua. Mi guardo attorno incredula; che prodigio! Per me dovrebbe essere già mezzanotte e invece il sole è alto e la città in frenetica corsa, come questo speedy-taxi che mi porta a Times Square. Dal finestrino intravedo persone nel loro andirivieni quotidiano, colori, luccichii. La famosa America: il sogno lontano. Non mi sembra vero! L’appuntamento con lo zio è proprio qui. Per impegni di lavoro non poteva venirmi a prendere direttamente all’aeroporto. Scendo all’indirizzo che ho dato in un pizzino al tassista: un grande albergo vicino Brodway con grandi porte girevoli come nei film: quasi quasi mi faccio un giro come in Sliding doors. Scendo dal taxi e alzo lo sguardo: rimango sbalordita; mi sembra di essere all’ interno del film Blade Runner: grattacieli e maxi schermi a led che proiettano continuamente pubblicità ammiccanti e colorate ovunque si guardi. L’affollamento delle strade, in cui camminano centinaia di persone di etnie diverse, alti, bassi, biondi e bruni, magri e, soprattutto grassi, è incredibile. Odori nauseabondi mi attorniano: scopro provenire da un furgoncino all’angolo del marciapiede. Un uomo al suo interno serve una specie di salatino gigante spolverato di zucchero ad un altro che lo afferra avidamente. Potrei morire! Mi sento piccola, piccola, nelle fauci della grande mela e ancora non si vede nessuno! La gente mi passa accanto ma nessuno sembra notarmi: sono parte di questo palo pubblicitario al quale mi appoggio. Ma ecco arrivare lo zio trafelato, mi rincuoro subito, tirando un sospiro di sollievo. Lo zio è come nelle foto solo con meno capelli; ha il ventre prominente e il sorriso bonario: il classico pizzaiolo siciliano, emigrante, sessantenne. Mi fa cenni da lontano perché non può posteggiare in strada e infatti già un poliziotto gli si avvicina facendo dei cenni perentori. Mi dirigo, con il mio piccolo trolley, verso la macchina, attenta a non farmi travolgere dai tassisti folli e dagli autobus rossi a due piani per turisti. Ci salutiamo calorosamente, si scusa del ritardo. Entro in macchina, e mentre lui si dirige verso Little Italy, mi guardo con sorpresa attorno. Mi piacciono molto queste case con le scale d’emergenza esterne come nel film “C’era una volta in America” e poi subito dopo i grattacieli enormi, le insegne: l’occhio percepisce il passaggio da uno stile all’altro con molta naturalezza. Tanta gente mangia in strada, sembrano tranquilli anche se a passo veloce.