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mercoledì 28 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: 'a picurazza

E a Ginuzzo che per il pranzo organizzato dallo zio Totò avrebbe ordinato aragoste che cantano e un pesce spada con la testa (e pure champagne) – zu’ Totò, la testa del piscispata è simbolo di potenza, così lo capiscono tutti che ora a comandare è vossia, -, lui testiò dandogli la negativa, che le aragoste e il piscispata erano cose del passato, che il vento ora tirava da dentro verso fuori, dove stanno i corleonesi con le scarpe sporche di terra e di stalla, che questi che li chiamano villani – che sono più civilizzati di loro, sottolineò lo zio Totò -, sono così potenti che ai signorini di città abituati a pesce spicchiato gli faranno fare una bella mangiata semplice e genuina, tutta sostanza alla maniera di campagna, con i sapori della natura, semplice “com’è che noi pensiamo: che noi le diciamo le cose che vogliamo, le mettiamo per iscritto nero su bianco, e le facciamo recapitare a chi ha gli occhi per leggere. Noi, Ginò, non siamo traggediatori, noi non ci facciamo la bocca di zucchero per ottenere le cose, noi siamo semplici: o così o pietrate”.
Lo zio Totò poi continuò un discorso tutto suo che allo Stato lui i favori li poteva pure fare, che lui non si impressionava a sporcarsi le mani, l’importante è che lo Stato poi gli doveva garantire il sapone, “ e ora vai da mio compare che dice che ha allevato una bella pecora per me e gli domandi qual è: se non è la più grossa, tu gli dici che se la può tenere e la scegli tu invece. Poi ci spari e me la porti senza pelliccia, senza budella. Mi raccomando portami la testa, il fegato e il cuore, che sono i bocconi migliori”.