Tutti i santi giorni, alle otto e qualcosa, entro in A4.
Casello: Ponte Oglio. Meta: Milano
Certosa. Emergo guardingo dalla corsia di
emergenza, metto il muso in prima corsia, scarroccio rapido in seconda, colgo
l’attimoe mi incastroin terza. La corsia di sorpasso. Ma non sulla A4, non sul tratto
Brescia-Milano, e comunque non alla mattina alle otto e qualcosa. Perché lì, tutti
i giorni, a quel punto, mi accodo.
Davanti a me, a fisarmonica, fila a perdita d’occhio.
Sto lì, tra i 110 e i 130, appena
più veloce delle auto in seconda corsia che sonoappena più veloci dei camion
sulla prima.
La piramide alimentare
autostradale.
Da Bergamo in poi si aggiunge una
corsia, la mobilità sociale aumenta un po’, ma poco.
Pazienza, zapping, telefonate e
sms nei rallentamenti.
Poi, a un certo punto, forse Dalmine,
qualcosa entra nel campo visivo.
Guardo bene nei retrovisori.
Eccola lì.
Lanciata, arrogante, abbaglianti a
mitraglia. E il lampeggiante nell’abitacolo.
