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lunedì 9 gennaio 2012

Tema: “Gestire le debolezze: pratica manuale” (Work In Progress)

“Mi si è alzato lo spread”.
Svolgimento

Una mattina mi son svegliato, ma non ho trovato l’invasore dell’inno del partigiano cantato da mio nonno alla macchia in montagna, ma solo sgorbi e frecce.

Il giornale, che mi si sgualcisce, mentre lo stringo freneticamente, non me lo ricorda affatto il nonno, ed io lo agito incazzato, invece, perché c’ho da fare, e non sono come il cascamorto del Tiggì – con la giacca lineare, che sarà costata un botto, e la cravatta regimental, a bande rosse e grigie – tutto calma e dizione perfetta.

Quel cascamorto del Tiggì sciorina sgorbi a mitraglia, con indigesta antipatia, ed i suoi sgorbi sono gli stessi che leggo stamattina, ma con delle frecce in picchiata, che potrebbero bucare il fondo della tazza o anche perforare il mio intestino pigro.

Non me l’immagino proprio il cascamorto del Tiggì sul cesso, né l’immagino stiticamente cronico intabarrato in bagno, proprio come me adesso, mentre là fuori il mondo corre sul filo dei grafici dell’economia e tutti s’interrogano se il Nikkei è meglio del Mc Kay o il Fuzzymib è un colore a variante del rosa parigino.  

“Cazzo, cazzo, cazzo …” mi dico “… possibile che non riesci ad alzarti oggi!”.

Per fortuna non c’è nessuno in casa, tutti sono chi a scuola e chi al mercato, mentre la badante marocchina ha portato nonna ai giardinetti ed io posso godermi in pace il cesso e senza interruzione alcuna.

I miei figli sono terribili; però se questo specchio a lato potesse parlare la sua preferita è Miriam, che lo occupa almeno venticinque volte al giorno. Miriam si pettina e  trucca … e questa beneamata tazza va in ferie.

“Il bagno è occupato? Il bagno è libero? Il bagno è pronto?”. Il bagno, il bagno e ancora una volta il bagno, sembra che in questa casa non si parli d’altro. Siamo in sette, o, meglio, lo eravamo, prima che andasse via il nonno partigiano, una mattina d’inverno sul finir di carnevale: vedi che scherzo!

Quello delle onoranze funebri me lo disse “altri tempi! altra tempra!”…quello delle onoranze funebri! mentre il medico legale mi disse “e che ci vuol fare: l’età! forse si sarà stancato; troppa confusione in questa vita!” …troppa confusione!

Ed è vero, a ben pensarci! siamo io; mia moglie Germana; Miriam nostra figlia, che ho già presentato; Martino mio figlio, nato dal mio precedente matrimonio (e che c’ha sedici anni); e poi nonna Itala, a cui è appiccicata Amina la badante marocchina, quasi fossero le sue terze e quarte braccia e gambe: “Insieme fanno un bruco vecchio, insomma”.

La casa ha sei stanze, che stilisticamente sono sette se si considera anche il bagno, ma statisticamente corrispondono a sei e quindi una per ciascuno di noi, mentre il bagno è zona franca e appartiene a tutti ovvero a nessuno e pertanto a prevalere in questo è l’anarchia. Fermo restando, comunque, il salvacondotto che si concedono i figli (in proprio e abitualmente senza permesso); poi quello accordato a nonna, per le sue impellenti esigenze di vecchiaia (e perché solo il pannolone non può fare il resto); in conseguenza, Amina, che è l’ombra di nonna, per non dir la sua appendice, e che deve restar libera, da ogni ciclo corporale, e reperibile per casa. A questo punto arriviamo io e mia moglie, ma chi può spuntarla fra noi, se non lei?

Rimpiango così la gioventù da scapolo. Rimpiango il silenzio della mia prima casa. Rimpiango poi il periodo delle cenette romantiche, sia quelle del primo che del secondo matrimonio. E infine rimpiango la perduta meditazione virginale, che gradualmente m’ha portato all’attuale stipsi cronica.

Avendole provate tutte, dall’alimentazione all’omeopatia, dall’agopuntura fino allo yoga, e non essendoci più lassativi efficaci, oltre che clisteri, mi sono dato alla Borsa e all’inizio funzionava: le quotazioni mi facevano andare di corpo*. (to be continued)

TO.GA.

*  “Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno” (Hermann Hesse).
“Ma che fa, mi piglia per il cul… (Donato: marito di Germana, padre di Martino, nipote di nonna Itala, datore di lavoro di Amina la badante marocchina e, infine, padre putativo di Miriam).