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sabato 2 novembre 2013

Halloween Writing Contest


E si chiude questo Halloween Writing Contest.
Sono arrivati 30 racconti che avete tutti avuto modo di leggere tra il 31 ottobre e il 1 novembre. I numeri ci parlano di un successo: oltre 3000 visite al blog durante il contest, 170 commenti (al momento di scrivere queste note), e poi i "like" su facebook e i tantissimi cinquettii di twitter. Ne siamo felici e divertiti. Come curatori del blog abbiamo rischiato la crisi nervosa in più di un momento, ma alla fine su tutto è prevalso il piacere del "gioco" che siamo riusciti a condividere con voi!
Sono arrivati anche diversi racconti inviati da persone che non avevano mai pubblicato su "Tutta colpa della Maestra" e che ci auguriamo tornino a farlo.
Approfittiamo infine per ringraziare Roberto Russo di Graphe.it, che per questa occasione si è aggiunto al "consiglio di classe" per decidere il racconto vincitore del contest e ha messo a disposizione dei libri del catalogo della sua casa editrice per il premio in palio.

Il racconto horror, in quanto di "genere", ha schemi ricorrenti, stereotipi, modalità di sviluppo - in termini di lingua, di costruzione della frase - cristallizzate. 
Da Poe in poi questo genere si è arricchito di tanti elementi, primo fra tutti lo splatter. L'horror è stato declinato dal cinema in mille modi. Scrivere oggi in chiave horror comporta trovarne una particolare per rendere la narrazione attuale, senza tuttavia dimenticare l'essenza di questo genere: il racconto deve far spaventare, procurare un brivido.
Affinché questo avvenga, il racconto deve riuscire a creare una situazione di imprevedibilità: se il lettore capisce tutto a metà lettura, il brivido non lo proverà nemmeno se lo cali nel Mar Artico.

Di tanti racconti, seppur belli nella costruzione - qualcuno assolutamente nuovo nello spunto, Pendolari, per esempio -, c'è piaciuto poco il ricorso buonista/giustificatorio al sogno: la realtà riesce ad essere molto più orrorifica del mondo onirico, perchè traslare?
Di altri racconti abbiamo gradito la ricostruzione storica, senz'altro curata e dettagliata, ma mancava la tensione da brivido.

Di altri ancora c'è piaciuta la lingua: notevole il tentativo - a tratti pure riuscito -, di creare tensione attraverso il genere comico (il nonnino descritto da Roberto Testa ci riesce); interessante il postmodernismo attorno ai toni di rosso; pregevole la strutturazione su più piani e la frammentariatà di Olof, scritto da Giovanni Arena. Una menzione anche alla nostra più giovane "alunna", Bianca Martinetto con la sua favola gotica "La Sorella del fiume".

Ma bisognava scegliere.

sabato 27 aprile 2013

I vincitori del Gioco della Maestra


Incipit tratto da 
LA BELLA ESTATE
di
CESARE PAVESE

A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, e magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. 
- Siete sane, siete giovani, – dicevano, – siete ragazze, non avete pensieri, si capisce.



Commento di Pierluigi Vaccaneo, presidente della Fondazione Cesare Pavese:



In La bella estate di Cesare Pavese, lo scrittore individua due temi, spesso ricorrenti in tutta la sua opera: il confronto con la maturità e la ricerca del vizio, inteso come selvaggio, irrazionale tipico della giovane età. Sono temi con i quali Pavese si confronterà sempre: “Ripness is all” scrive sulla prima pagina della Luna e i falò. Una maturità che Pavese ha cercato e rincorso in tutta la sua esperienza artistica e umana in quanto necessaria per completare il processo di crescita e formazione. Per essere uomo occorre però essere stato ragazzo (irrazionale, selvaggio, spensierato), quel ragazzo che Pavese ha sacrificato (“non posso abbandonarmi a vivere non posso, la letteratura è un’amante troppo gelosa”) sull’altare della riuscita sociale (“dunque nel mio mestiere sono re” scrive pochi giorni dopo la vittoria del Premio Strega). Pavese tenta di recuperare la sua parte infantile attraverso la letteratura: interessandosi a psicanalisi, antropologia, etnografia (fu il primo ad introdurre in Italia queste discipline, attraverso la Collana viola, curata, per Einaudi, assieme ad Ernesto de Martino) e affrontando temi opposti come la città e la campagna, il divino e il titanico, il razionale e il selvaggio. Tutta la sua opera è caratterizzata da questi dualismi. Ginia, la protagonista della Bella estate, rappresenta perfettamente questo dualismo: di estrazione umile arriva in città e frequenta ambienti artistici. Si abbandona all’amore e al sesso con un uomo ma, delusa, accetta le attenzioni di Amelia, invaghitasi di lei e malata di sifilide (contratta da un rapporto omosessuale). L’ingenuità e la freschezza di Ginia lasciano presto il posto al confronto con la decadenza dissoluta della città (cifra dominante tutta la trilogia della Bella estate) rappresentata da una borghesia stanca e annoiata. 

venerdì 15 marzo 2013

Gioca con la Maestra - i Vincitori

Ed eccoci alla conclusione del gioco dell'incipit. Un primo esperimento che ci pare ben riuscito. Sono arrivati dei pezzi molti belli. Il consiglio di classe ha faticato a scegliere il vincitore: si sono accapigliati (termine forte per molti di loro, ne convengo), hanno discusso, hanno protestato e giudicato. Arrivando così a questo verdetto. 


Si aggiudicano Gianduiotti e Gadgets, nonché la menzione speciale quali vincitori, 
anzi vincitrici


Noi ci siamo divertiti e credo anche voi a giudicare dalla risposta e dai numerosi messaggi anche su Facebook. Che dire dunque? Grazie a tutti. Avete fatto davvero un ottimo lavoro, inviandoci post molto interessanti. Ci riproviamo ad aprile, con un nuovo incipit e alcune nuove regole in via di definizione. 

sabato 29 settembre 2012

Tema: Abbiamo VINTO i Macchia Nera Awards 2012! Miglior Blog Letterario!!

A caldo:


La serata non parte proprio bene purtroppo. Causa pioggia i premi abbandonano la rocca di Riva del Garda e si trasferiscono sulla terrazza di una marina sul lago. Meglio iniziare bevendo qualcosa ci diciamo con gli amici che mi accompagnano. Il tempo di un aperitivo a ci raggiunge il Melon. Mentre rimiriamo inquietanti costruzioni sulle montagne intorno a Riva, la terrazza si anima di gente. L'attesa non può che essere riempita di osservazioni su questo o quel personaggio che attira la nostra attenzione. Qualcuno inizia ad innervosirsi, e non è il Melon al quale giro il numero di telefono della Wood: non riesco a pensare nemmeno a degli sms di senso compiuto, ammesso e non concesso che quelli della Wood e del Melon li abbiano!