lunedì 11 novembre 2013

Tema: Milano - Foggia: 1976

Sez. In Viaggio
Svolgimento

Oggi il caffelatte è diverso. Sarà che me lo son fatto da solo, gli altri dormono. Osservo il calendario: 15 luglio 1976. È cerchiato di rosso con la scritta "Vacanza, si parte!” Ah già vero. Oggi si lascia Milano e si arriva in provincia di Foggia per sette giorni, dagli zii. Per me, dovrebbe essere una gran gioia, sette giorni di mare e di giochi con mio fratellino, anche se di un anno (la sua prima vacanza), di mamma e papà. Ho detto dovrebbe, perché non mi sono mai piaciute le vacanze con tutti i parenti, che ti accolgono festanti con quel loro accento molto folkloristico appena vedono la nostra Dyane 6 girare l'angolo della via. Ogni anno sembra che arrivino i parenti resi famosi dal grande schermo: iniziano a fare fotografie che nemmeno Marilyn quando ha cantato per i soldati americani negli Usa. Ho sempre odiato queste foto, tutti in posa tra zii e cuginetti, davanti alla macchina, sorridenti e festanti. Forse Bob Geldof ha visto queste foto per ispirarsi quella volta che ha fatto la copertina del disco "We are the world" anni dopo. Man mano si svegliano tutti. Si inizia a programmare la giornata. Partenza alle 18. Finito di far colazione, papà prende il potente mezzo e si reca dal gommista, dal meccanico e da tutti quelli che si prendono cura dell'auto, autolavaggio compreso ("Vorrai fare mica la figura dello zozzone"), come se poi si arrivasse a destinazione tutti freschi e sorridenti e la macchina bella lustra e fiammante. Mamma inizia a preparare il pranzo e tagliare panini imbottiti con le peggio cose: una ventina di panini. "Per avere più scelta": nutella, salame, prosciutto, formaggio, marmellata. Già mi viene la nausea.

Io mi preparo il valigino, o meglio, metto da parte quello che vorrei portare: il mio big Jim, i braccioli, costumino, qualche maglietta. Tanto so che poi passa in rassegna tutto mamma ed è inutile che mi impunti con le cose che piacciono a me e che poi non passano il suo test. Sì, quando lei invece si porterebbe dietro la lavatrice da campeggio. Il pranzo, viene consumato in silenzio, ognuno concentrato sul da farsi su una scaletta mentale per non dimenticare nulla. Non come l'anno scorso che abbiamo portato l'inverosimile, dimenticando poi la valigia di papà. Credo che sia stato quello il giorno in cui ho imparato il più bel frasario colorito mai ascoltato prima. Ed il bello che ti dicono"Non dire le brutte parole" quando poi loro si scatenano con termini che farebbero impallidire il signor Zingarelli. Arriva il momento topico, e io mi butto sul letto per non assistere: il momento di caricare l'auto. Mi addormento, e quando mi sveglio trovo papà vicino a me che riposa. È lui che deve guidare, giusto. Son mille chilometri, velocità media di crociera 90 100 km/h. La casa sembra irreale, con giù le tapparelle, buia, e tutti in silenzio. Mi faccio violenza, non voglio avere altri traumi nella vita. Voglio essere preparato e non svenire di colpo. Passo sotto la tapparella e mi affaccio sul cortile spinto dalla curiosità. Voglio vedere in che condizioni è la macchina. Il motore davanti, e qui non ci piove. Il piccolo bagagliaio dietro stipato di valigie e scatole di cartone con i regali da distribuire. Che nemmeno a Natale. Ovviamente non si chiude per dieci centimetri ed è legato con una corda elasticizzata con i ganci alle estremità. Dalle aperture laterali qui e là saltano fuori in ordine sparso: la testa di una Barbie, delle maniche di magliette "Per quando c'è lo Scirocco, un pezzo di pinna di papà che ha deciso di far immersione, qualche spina di prodotto elettrico. Il tetto invaso da altre quattro valigie, scatoloni con vestiti, accappatoi, aggeggi da me sconosciuti e scatola di medicinali, che sotto il sole è la morte loro. Anzi nostra, in caso di bisogno. Forse “là” avranno chiuso le farmacie. Sopra le valigie quattro scatoloni chiusi con il nastro da pacco contenenti chissà quali diavolerie. Il tutto miracolosamente tenuto insieme da nastro isolante e dai famosi elastici con ganci. Altezza del megapacco legato insieme, un metro. Ci son già le gomme posteriori che non sono proprio in linea. Non voglio pensare ai molleggi. La Dyane è famosa per questo: se prendi una curva un po' sparato, si inclina fino a 45 gradi. Per me ci ritrovano accampati sull'autostrada con le gomme in aria che girano causa vento. Del colore della carrozzeria, un bel giallo canarino, rimane solo quello delle portiere. Già perché sul cofano mamma ci ha attaccato un adesivo enorme con il logo degli Abba. Mi vergogno, speriamo di non incontrare nessuno che ci conosca, fino al casello dell'autostrada.
Bene, si parte. Preghierina prima di salire in auto, di rigore, ognuno col proprio pensierino. Il mio termina con "E speriamo di arrivare, poi se ci riconosce qualcuno qui a Milano, pazienza." Mamma nasconde la risata e papà mi guarda male con la coda dell'occhio "Allora, prima sosta a Firenze. Seconda a Napoli. Poi basta. Chi deve pisciare, lo faccia adesso e poi negli autogrill!" Uh bene. Fantastico. Papà sale alla guida, con la camicia a quadrettoni, pantalone corto e sandalo. Wow, quest'anno non si porta il calzino col sandalo aperto. Mamma sistema me nei sedili posteriori, verso il finestrino sinistro "Così vedi bene le macchine che ci sorpassano..." Battutina sottile per sottolineare che la sua amica Giusy quest'anno si è fatta il macchinone potente e noi no. Nell'altro sedile, altre tre scatole e la sdraio pieghevole "Perché al lido ci succhiano i soldi". Finito? Macchè. Manca il fratellino di un anno. Ma dove lo mettiamo? Ah questi genitori ne sanno una più del diavolo. Hanno comprato un'amaca, o una cosa che gli somiglia. Legano le estremità di quest'aggeggio a maglie larghe alle due maniglie sopra le portiere, e ci piazzano dentro il povero Davide, ignaro di tutto. Beatamente semplice. Subito si muove e ci si arrotola dentro, sembra un cotechino che non vuole finire nel forno. Se dovesse venirgli fame, sò cazzi come dicono a Roma. Mamma si siede al posto passeggero, con un vestito bianco scollato con della frutta stampata, Foularino azzurro in testa e occhiali grandi alla Jackie Onassis. Mi ricorda tanto le dive cadute in miseria, che non vogliono farsi riconoscere. Non tanto per l'assalto dei fans, ma proprio perché cadute in miseria e si vergognano. Ah, in braccio tiene la gabbietta dei due cocoriti, uno verde e l'altro blu. "Non sapevo a chi darli per una settimana, e poi non mi fido". Meno male non abbiamo l'acquario. Arriviamo all'ingresso dell'autostrada, si ritira il biglietto e si va alla "spera in Dio". Almeno fino a Firenze, quando papà, con la scusa di far freddare l'auto, ci permette di svuotarci la vescica. Fortunatamente Davide dorme in versione cotechino. Io ho sulla testa sta rete che sballonzola e ogni tanto mi picchia sulla nuca. "Vedi, con la macchina che lo culla e lui sospeso, come dorme?" . Per me fa finta, sta pregando anche lui che nessuno ci noti. Cosa peraltro impossibile. Anche perché si ascolta con il volume al massimo la radio, con le hit del momento, cantando, diciamo spontaneamente, le canzoni dei bambini tutti in coro. Da "Sei forte papà" a "Johnny bassotto", "La tartaruga", "Ramaya", "Sandokan" passando poi per Battisti, Mina, i cugini di campagna e sciccherie varie. Mi addormento dopo Napoli e mi sveglio all'arrivo, con i famosi partenti che ti trascinano giù dal sedile e, parlando in pugliese, che considerano una lingua universale e sei scemo tu se non la capisci, iniziano a farti duemila domande. Sono le otto del mattino. Tutti si offrono di darci una mano a scaricare l'auto, per far vedere ai vicini "Quant' so' bell i macchine vostre al nord". Sembra un attacco di cavallette in un campo verde. Anzi, giallo canarino. Baci, abbracci, le foto ricordo. Saliamo in casa e vediamo che nessuno ha toccato nemmeno un panino preparato da mamma la mattina. No problem, c'è nonno che si scofana tutto, con l'aiuto di mio cugino, che chiamo "Lo smilzo "perché in sovrappeso. Io faccio l'aristocratico milanese snob (tipo la Melato in quel film con Giannini) e chiedo "Latte e caffè caldo con poca schiuma”, che occupa spazio e mi danno meno latte con sta storia. Poi scappo subito al mare, basta attraversare due strade in fondo. Tutto come l'anno scorso. Saluto altri parenti (eh l'ho detto che Bob Geldof si ispirato a noi...) che son già color Nesquick, mentre io mozzarella vaccina. Mi tuffo nell'acqua. Un po' per lavarmi, un po' per la gioia. Mi asciugo e mi stendo al sole. sul mio asciugamanone con stampato sopra Topo Gigio. Cazzo, mi addormento e mi sveglio a mezzogiorno. Quattro ore sotto il sole e nessuno mi ha svegliato. Ma c'è di peggio. Mi alzo, scrollo l'asciugamano e tutti ridono e mi accerchiano additandomi. Cos'ho combinato? Ho mica fatto la pipì. No. Peggio. Mi sono addormentato su un fianco. Sembro una fetta di prosciutto: metà completamente rossa e metà bianchissima. Se mi vede mio nonno mangia pure me. Figurati lo smilzo. È un bel contrasto il rosso ustione col bianco latte. Che vergogna. E adesso? Raggiungo casa camminando su un fianco, per far vedere agli altri un colore solo. Non mi piace essere bicolore, anche se non sono razzista. In casa tutti ridono appena mi vedono, e mia madre mi insulta e mi ricopre di Nivea. Sembra che per lei non debba più tornare normale. Davide si sveglia e piange, mi salva da tutte quelle mosche che mi fanno sentire un personaggio da circo equestre. Immagino la mia faccia bicolore stampata nei manifesti vicino a quella della Moira. 
Voglio tornare a Milano. Subito. Porto la mia valigina, per farlo capire, e mi ci siedo vicino. Mancano i miei braccioli, lo sapevo non me li ha messi in macchina.
Voglio diventare grande. Scegliere io dove andare in vacanza e con chi. Soprattutto senza la Dyane6, l'amaca, i panini al prosciutto e cocoriti. 
E Spero di non dimenticarmi i braccioli. Ma non credo opterei per il mare.

Riccardo Battistin

9 commenti:

  1. Ciao Riccardo, ho letto il pezzo e mi è piaciuto, molto leggero, estivo, rende bene - pure io d'estate aspettavo l'arrivo dei miei cugini che abitavano vicino Roma.
    Trovo il pezzo giusto un po' lungo per la dimensione e leggibilità di un blog.
    GD

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  2. ci sono viaggi fisici e reali che diventano subito viaggi anche nella memoria :)
    bentrovato Riccardo
    Meis

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  3. Il brano è molto grazioso. Concordo con GD. Anche secondo me si poteva snellire un po'.gli "apici", per così dire, comici avrebbero avuto una resa migliore.
    Questa è però una mia opinione.

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  4. Il racconto di questo viaggio mi ha molto ricordato lo stesso che facevamo noi ogni estate molto tempo fa, dalla Liguria alla Sicilia, tre giorni in quattro sulla Seicento, una specie di armata Brancaleone attraverso l'Italia.
    Anche il tono del linguaggio mi sembra azzeccato, sembra di leggere il tema "Come hai trascorso le vacanze" scritto dal ragazzino protagonista, con le sue uscite talvolta ingenue e altre piccole imprecisioni. Mi è piaciuto.
    Si, forse un po' la lunghezza, io avrei riempito solo due colonne di foglio protocollo, ma scritto largo. (emoticon dell'eritema solare)

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  5. Benvenuto Riccardo!
    Il viaggio raccontato con gli occhi di un bambino :) Non è cosa facile da fare , ci sei quasi riuscito tranne per alcune espressioni che non appartengono all' infanzia..
    E ora al prossimo tema

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  6. Te l'ho gia' detto che hai talento e se perseveri potrai fare delle gran belle cose. Continua e vedrai che non mi sbaglio!

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  7. Il pezzo secondo me ha una sua dimensione leggera che veramente merita tanto, e poi raccontare con gli occhi di un bambino, come dice la Wood, non è affatto semplice come potrebbe sembrare.
    Bene, Riccardo, a rileggerti su questo blog!
    Ciao!

    Federico

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  8. L'incipit è fulminante: oggi il caffelatte è diverso apre una pagina su un mondo. Trovo però che via via il racconto abbia perduto, strada facendo, un po' della sua forza. Forse per colpa della lunghezza? Qualche colpettino di forbice poteva essere indicato. Benvenuto,, Riccardo, ti aspetto con un nuovo racconto.

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  9. benvenuto a Riccardo che dovrà sopportare anche qualche piccolo appunto, il pezzo è sicuramente carino e lunghetto, ma ho notato che il personaggio non è purissimo risente un po' della presenza dell'autore. Qualche espressione non adatta all'età "presunta" del nostro avvilito viaggiatore tipo : Bob Geldof ha visto queste foto per ispirarsi quella volta che ha fatto la copertina del disco "We are the world". Anche la parola "topico" non mi sembra adatta,ma probabilmente è solo una mia sensazione. Comunque ben trovato e a rileggerti.

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