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sabato 16 novembre 2013

Tema: Vedovanza differenziata

Sez. Vintage
Svolgimento

Non è semplice, credetemi, la vedovanza. Una si affeziona al proprio postino, figuratevi all'uomo con cui ha vissuto per trent'anni. Mio marito non era una persona accomodante, ma fino all'ultimo mi ha voluto bene e mi ha portato rispetto. Non ho mai dovuto svuotare una sola volta il bicchiere con l'acqua per la dentiera: una sciocchezza direte voi. Una piccola carineria rispondo io. Credo sinceramente che la mattina che mi ha lasciata sola un pensiero a quel bicchiere l'abbia pure fatto. Rimase sul comodino tutto il giorno: capirete che trambusto quella volta. E poi la burocrazia, i parenti, i vicini, il parroco. Quando son tornata a casa e l'ho visto ancora al suo posto mi son dovuta reggere alla spalliera del letto. Poi arriva il momento in cui per un solo attimo ringrazi quasi il cielo di questi anni sereni: io e la mia gatta, che mi fissa compassionevole quando gioco a qualche solitario con le carte. Quel momento a me è toccato stamane, quando ho trovato la mia amica Gina ai cassonetti della raccolta differenziata infondo alla nostra via: stava strappando le pagine di un libro infilandole poi nella campana della carta. Le ho chiesto cosa stesse facendo. Mi ha risposto nervosa che era l'ultima volta che comprava qualcosa per averlo sentito dire in Tv. Dalla tasca del grembiule le spuntava una mascherina.


martedì 12 febbraio 2013

Tema: Peccato non vestirmi da scarpa

Ultimo di Carnevale
Svolgimento


Avevano beccato proprio il giorno giusto, i miei amici. Avevo cominciato a bere dalle dieci di quella mattina e quando mi trovarono mi ero già lavorato una mezza dozzine di bottiglie. Dissi più volte che non li volevo accompagnare, che stavo bene dove stavo e che ci saremmo potuti anche vedere quando sarebbero tornati, ma no, niente, dovevo andare con loro. Pagarono il mio conto, neanche troppo grosso, mi caricarono in macchina e mi portarono con loro in un negozio specializzato in maschere. Maschere per il carnevale, per il teatro e per qualsiasi altra buffonata per la quale servisse cambiarsi la faccia.
Mi misero nel sedile posteriore, non mi lasciarono guidare, in fondo perché mai avrebbero dovuto rendere la cosa divertente. E così facemmo un viaggio noioso in macchina.
 Entrammo in questo grandissimo negozio e tutti ci disperdemmo tra gli scaffali, ognuno con la propria idea di divertimento, tranne il sottoscritto, che lì non ci volevo nemmeno andare. Mi misi lo stesso a guardare ciascuna di quelle maschere, non avevo niente di meglio da fare. Presi in mano quella di “V”, con le sembianze di quel vecchio dinamitardo di Guy Fawkes. Gli Anonymous l’avevano presa come loro simbolo. Era una maschera troppo anarchica e, come tutte le icone anarchiche, era finita per diventare troppo comune.