Mi piacevano i suoi capelli, raccolti da un nastro di seta o di raso giallo, che le scendevano sulle spalle e intorno al viso formando dei boccoli grossi e tutti uguali.Avevano però un colore indefinito: andavano dall'arancione spento al rosa salmone, ma forse erano le prime tv a colori che ne falsavano il risultato.
Eravamo ancora lontani anni luce dagli schermi ultrapiatti al Led con quattromilioninovecentoottantanovemilasettecentotrentadue pixels!
Erano appena gli anni '80!
Lei aveva un fratello, scuro in volto, neanche fosse stato un mulatto; eppure erano americani ed io questi americani me li ero sempre immaginati biondi, con gli occhi azzurri e la pelle chiara, ma lui no, non era così.
Lui era il suo fidato alleato ed insieme architettavano tranelli e congiure degne dei più spietati malvagi. E poi c'era lei, una piccola e adorabile bambina che subiva passivamente le angherie dei due perfidi fratelli senza proferire parola, senza alcuna reazione, inerme, ed io lì a rodermi il fegato per lei. Se fossi potuto entrare magicamente dentro la storia attraverso lo schermo avrei preso a calci e pugni quel ragazzino dagli occhi grandi e scuri.
La sorella lo aizzava come un cane rabbioso contro la dolce bambina e lui le ringhiava come un molosso. Certo, sul finale della storia, lui fece introspezione e si accorse che tutto quell'odio verso quella deliziosa bambina altro non era che amore. Di sicuro il suo modo di amare era stato alquanto anomalo: e ora, dopo tutte quelle cattiverie, cosa poteva pretendere da quella soave bambina?
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