Giuditta, in quanto vedova di
uomo facoltoso, non se la passava male. Aveva case e proprietà, terreni e
schiavi. Non avrebbe ripreso marito neanche morta. Però a Betulia, cittadina
insignificante perduta nel nulla del deserto, la povera donna si annoiava. Per
fortuna gli assiri si misero in testa di conquistarla. Cominciò così l’assedio. Trentacinque giorni dopo,
la città aveva esaurito le cisterne d’acqua, i cittadini cominciavano a
soffrire la sete, i parrucchieri dovettero chiudere bottega e non c’era più una
messa in piega decente neanche a cercarla col lanternino …Ozia, uno dei capi di Betulia, che comprendeva l’angoscia delle concittadine, disposte a subire la schiavitù piuttosto che veder ammosciare le cotonature, promise che, se qualcosa non fosse accaduto entro cinque giorni, la città sarebbe stata consegnata a Oloferne.
Giuditta, dal momento che aveva un’autoclave di dimensioni ciclopiche e il parrucchiere le andava direttamente a casa (al trentaquattresimo giorno di assedio ancora sfoggiava dei colpi di sole strepitosi), avrebbe preferito vedere un po’ di sangue, magari qualche bel corpo maschio ferito, e perciò disapprovava le intenzioni di Ozia. Un po’ di sano divertimento, dopo tutto questo mosciume, me lo gusterei volentieri, pensava osservando da lontano le truppe assire. Disgustata dalla vigliaccheria dei proprio concittadini, decise di prendere in mano la situazione e di andare a caccia di qualche brivido. Chiamò una serva e si fece aiutare ad abbigliarsi con le vesti più belle che aveva (uno strepitoso rosso Valentino comprato ai saldi tre giorni prima di restare vedova, e mai messo), si profumò d’unguenti (Aromatics Elixir: profumo da strega) e s’ingioiellò con tre giri di catene Bulgari, regalatele dal caro estinto in occasione dell’ultimo anniversario; non più oppressa nell’aspetto dall’abito da vedova, la sua bellezza si esaltò … “e che cavoli!” disse guardandosi allo specchio “… ma allora non sono proprio da buttare via!”
Prima di lasciare la casa ordinò alla serva di prendere una piccola scorta di viveri (Giuditta era vegana convinta, e mai si sarebbe cibata delle schifezze fast food degli Assiri), e insieme si avviarono. Le sentinelle assire scorsero questo tronco di figliola e la catturarono per interrogarla; ella disse d’aver abbandonato il suo popolo morituro per presentarsi a Oloferne, al quale intendeva dare delle indicazioni sulla miglior via da seguire per vincere. Giuditta fece un discorso che fu un capolavoro di astuzia, disse che Betulia era ridotta allo stremo, senza più viveri, con tutti i parrucchieri chiusi e le donne ridotte con delle teste che parevano scope di saggina, e aggiunse che i comandanti della città avevano chiesto il permesso ai capi di Gerusalemme di poter consumare le primizie del grano e le decime del vino e dell’olio, riservate a quei gran furbastri dei sacerdoti e che Dio (naturalmente) proibiva di toccare. Quando ciò sarebbe accaduto i Betulesi avrebbero commesso un grande peccato e allora Dio non sarebbe stato più dalla loro parte, ma li avrebbe abbandonati e consegnati in suo potere, perciò lei era fuggita e chiedeva a Oloferne di poter restare nel suo accampamento; se glielo avesse permesso, ogni notte sarebbe uscita a pregare il suo Dio e, così facendo, avrebbe saputo quando i Betulesi si sarebbero macchiati del grave peccato, e lui li avrebbe potuti vincere senza combattere.