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martedì 8 gennaio 2013

Tema : Piccolo manuale di sopravvivenza al centro commerciale – Euro 7.99

Svolgimento:

DomenicaMattinaAndiamoTuttiAlCentroCommerciale.

Lo sentenziò mio padre senza prendere fiato.
Il tempo si fermò per tutti, qualcuno ebbe il dubbio di averlo solo immaginato; persino il  condirettore con il suo camper, da dentro la TV, sembrò spaesato e ci guardava sotto un cappellino da antologia, con un misto di stupore e ammirazione.
Silenzio.
La fronte di mio fratello si imperlò di sudore freddo, mia madre strinse con forza i volantini su cui studiava da giorni, la zia Piera abbassò lo sguardo, cosciente del fatto che non eravamo ancora pronti.
Io iniziai a fare calcoli probabilistici su quello che sarebbe potuto accadere e tornai con la memoria all’anno precedente quando, al primo tentativo, non arrivammo mai alla meta perché perdemmo lo zio Paolo prima ancora di arrivare all’entrata del parcheggio, fuggì dalla macchina delirando su coltelli miracolosi e recitando versi di media shopping ad alta voce.
I volantini entravano in casa accolti da febbrile eccitazione: quelli con i detersivi venivano stipati in bagno, quelli alimentari si muovevano tra la cucina e il salotto, ma quelli degli ipermercati venivano foderati come i libri delle medie, sfogliati con cura e archiviati in libreria.
Era arrivato il momento di rendere concrete quelle immagini, avremmo finalmente potuto toccare le promozioni, scoprire l’ampio parcheggio ed essere tra quelli che erano riusciti a sopravvivere.
Ma a che prezzo?


domenica 30 dicembre 2012

Tema: 4,7 secondi

Sez. Vintage (Tema pubblicato a maggio 2012)

Svolgimento

Arrivare sino al bordo del marciapiede tutto sommato è stato facile, ma adesso?
Un fiume di asfalto malinconicamente grigio a temperatura da altoforno separa la sponda origine X dalla sponda obiettivo Y.
Nessuna presenza di un semaforo pedonale, l’unico sostegno mi viene fornito da uno sfumato chiaro scuro vagamente regolare, strisce orizzontali che hanno timidamente preferito mimetizzarsi che apparire nella loro istituzionale presenza.
Le punte delle mie scarpe sono allineate al limite del marciapiede, i talloni dritti, le spalle rigide, collo e testa protesi in avanti, un periscopio che si muove nervosamente a cercare indizi e tracce che mi permettano di scegliere l’attimo T1 in cui iniziare la mia traversata.
Delle braccia non so esattamente che farne, robuste mani che tanto mi sono state d’aiuto adesso sembrano avere perso qualsiasi utilità, timidamente tento un gesto di segnalazione della mia presenza, ma quello che viene fuori somiglia più a una resa incondizionata, i miei aguzzini rimangono insensibili e trovano più semplice ignorarmi, eliminando la mia fastidiosa presenza dal loro campo visivo premendo rabbiosamente sul pedale dell’acceleratore.

martedì 30 ottobre 2012

Tema: Il colloquio

Svolgimento

Ore 09:35 di un qualsiasi mercoledì.
Mi presento puntuale, anche troppo. Ho un colloquio di lavoro alle 10:00 e per arrivare in orario ho puntato la sveglia alle 6:45.
Sono vestito in modo anonimo, niente particolari, nessuna identità.
Scarpe, mutande, calze scure, jeans, cintura, camicia, maglione, giubbotto, sciarpa.
Sono il signor Taldeitali, e mi viene anche un po’ da vomitare mentre suono al citofono.
Un portiere compare dal nulla, mi chiede con la faccia scura cosa voglio.
Ma dico, lo vedi come sono vestito, ti sembro un terrorista?! Ti sembro un serial killer?! Sono un altro stronzo che si presenta ad un altro colloquio di lavoro, quindi vedi di stare al tuo posto e dimmi in quale scala devo salire che questo condominio sembra un quadro di Escher.
Sulla porta d’ingresso c’è una scritta plastificata, com’è plastificato il sorriso di questo tizio che mi apre la porta.
 Alto due metri, la lingua di pezza, pochi capelli grassi, la pancia piena di birra, un alito da caffè appena preso.
È lo stesso che mi ha chiamato per telefono, insistendo a darmi del tu, ma chi ti conosce?! Ma chi sei?!
I miei passi si muovono all’unisono con i suoi, stiamo marciando verso il patibolo, a un tratto mi lascia in una sala break e mi dice di attendere lì mentre con un dito mi indica un distributore di caffè.


mercoledì 2 maggio 2012

Tema: 4,7 secondi

Arrivare sino al bordo del marciapiede tutto sommato è stato facile, ma adesso?
Un fiume di asfalto malinconicamente grigio a temperatura da altoforno separa la sponda origine X  dalla sponda obiettivo Y.
Nessuna presenza di un semaforo pedonale, l’unico sostegno mi viene fornito da uno sfumato chiaro scuro vagamente regolare, strisce orizzontali che hanno timidamente preferito mimetizzarsi che apparire nella loro istituzionale presenza.
Le punte delle mie scarpe sono allineate al limite del marciapiede, i talloni dritti, le spalle rigide, collo e testa  protesi in avanti, un periscopio che si muove nervosamente a cercare indizi e tracce che mi permettano di scegliere l’attimo T1 in cui iniziare la mia traversata.
Delle braccia non so esattamente che farne, robuste mani che tanto mi sono state d’aiuto adesso sembrano avere perso qualsiasi utilità, timidamente tento un gesto di segnalazione della mia presenza, ma quello che viene fuori somiglia più a una resa incondizionata, i miei aguzzini rimangono insensibili e trovano più semplice ignorarmi, eliminando la mia fastidiosa presenza dal loro campo visivo premendo rabbiosamente sul pedale dell’acceleratore.