Ulisse e Penelope
Passata alla storia come donna paziente e innamorata, in
realtà la regina di Itaca era una femmina assai scaltra. Visse da colf giusto i
primi tempi del matrimonio ma poi il destino benigno la strappò da questa
condizione infausta, spedendole il coniuge – giovane senza fissa dimora – prima
ad abitare nella pancia di un cavallo e poi a fare lo scafista su e giù per il
Mediterraneo. E mentre il nostro eroe arrancava qua e là, respinto da decreti
legge olimpici, mai votati all'unanimità ma sempre vincenti sulla fiducia,
nostra signora di Itaca passava il tempo come ogni regina, portando il pargolo
Telemaco in scuole esclusive, frequentando saloni di bellezza e terme, e
giocando a Burraco con le amiche. In mancanza del re suo marito, nessuna cerimonia
sfibrante, nessun banchetto da preparare né piatti da lavare. A lei bastava un
tramezzino con le olive nere e la cipolla, ché non aveva mai avuto simpatia per
l’arte culinaria, e del resto era sempre a dieta. Dopo qualche anno, dal
momento che la sua isola era abitata solo da guardiani di pecore e porci, tutti
più che settantenni, fu presa dalla noia e decise di dare un party per alcuni
amici gay, così da divertirsi senza correre pericoli, che se poi Ulisse veniva
a sapere che si trattava di vitelloni giovani e pimpanti, era capace di
tornare. Ma si sa, anche Ermes era invecchiato e diventato mezzo orbo, e così
non capì bene la scritta sugli inviti.
E fu così che arrivarono i Proci.