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martedì 2 luglio 2013

Tema: Io odio gli intellettuali

Svolgimento

Ha provato a fare il professore, ci è riuscito e poi ha rinunciato. Dice che non poteva vendersi l’anima fino a quel punto. Poi ha provato a fare il bidello, non ci è riuscito e ha rinunciato. Peccato però, diceva, quello sarebbe stato un bel modo di vendermi. Adesso scriveva libri per altri, tre-quattro alla volta. Si pagava l’affitto, i libri, le magliette smanicate e gli aperitivi con le autobiografie dei vecchi della Democrazia Cristiana che avevano rovinato un paese. Sono il servo del mio stesso boia, diceva. Ma poteva finirmi peggio, e sorrideva.
Solo il sorriso aveva bello, il resto sembrava annerito dal tempo e dalla sua mente. Era secco, ritorto, scuro e fuligginoso. Gli occhi ce li aveva strani, profondi, ma mi mettevano a disagio. Diceva sempre cose dannatamente intelligenti. Da quello che scriveva e diceva, dimostrava una razionalità feroce. Faceva a fettine il mondo, lo dissezionava. Io tenevo il bicchierone in mano come si tiene uno scettro, mi sentivo molto scema. Però le stavo sopra le ginocchia ed ero riuscito a farlo ubriacare ed a carezzargli la nuca, a lungo, a lungo.

mercoledì 5 settembre 2012

Tema: Enodia


Sognava di correre rapido in un prato nelle ore del tardo pomeriggio, con mosse poco aggraziate saltava di quando in quando una radice affiorante o una pietra, e in quei brevi istanti gli sembrava quasi di volare sopra i fiori degli asfodeli che punteggiavano la distesa d’erba. 

Si accorse di una donna, in piedi vicino a un gruppetto di alberi, che guardava nella sua direzione sorridendo in modo appena accennato. Indossava una tunica candida, trattenuta da una cintura ornata da un medaglione di onice sul quale era incisa una strana figura sinuosa e trilobata con al centro una sorta di stella o di fiore; ai piedi indossava dei calzari che sembravano d’argento, e sulle spalle un mantello di colore giallo rossiccio.

La vide altre volte nel corso degli anni, ancora in quel prato oppure una volta sul limitare di un bosco in una notte di luna piena, nel buio reggeva due torce per illuminarsi il cammino e i suoi sandali sembravano scintillare alla luce tremolante delle fiamme.
S’incontrarono ancora, lei non era sola: la accompagnavano altre due donne, una fanciulla dallo sguardo penetrante e dall'atteggiamento distaccato e una donna anziana e rubiconda dai boccoli grigio ferro e dalle labbra piene. Quella volta lei indossava una lunga gonna nera, una camicetta bianca incrostata di pizzi e un foulard rosso a grandi bolli bianchi e neri annodato a trattenerle i capelli corvini, le cocche le scendevano sulla spalla destra. Lo chiamò, dicendogli di avvicinarsi senza temere nulla; gli sorrise con un sorriso luminoso quanto una falce di luna in una notte di agosto; gli mise le mani sulle spalle e si fece grande mentre lui si faceva piccolo, da sotto la gonna spuntarono due zampe lupine e lei lo consacrò. Lui ebbe paura, si ritrasse e… si smarrì.