Quando si cambia casa ci si aspetta che i propri gatti possano anche non gradirlo molto; soprattutto quando hanno una loro fitta rete di amicizie e relazioni. La Felicia era una gatta del quartiere perché andava a scroccare pappa, coccole e anche divani in almeno tre diverse case oltre che nella sua; ha sempre avuto l’indole di una cocotte del Pireo (vulgo: un puttanon). La Gina, quantunque sterilizzata come tutti i miei bambini, aveva per innamorato un gatto nero grosso il doppio di lei: un bisonte, più che un gatto, visto già lei stazza come la Queen Mary; anche lei era di casa dalla vicina. Scoasso, nella sua fulva immensità bovina, era adorato dalle vecchiette del palazzo e dalla solita vicina che veniva a coccolarlo a domicilio perché lui non usciva di casa.
Sbaracchi la vecchia casa, traslochi, ti strusci i gatti per tutto il tempo per non farli sentire troppo sballottati, dissemini casa dei tuoi indumenti sporchi affinché non gli manchi il tuo odore, prendi le pappe che gli piacciono di più: lasci perdere il prosecco per la Felicia, ma sei fornitissimo del pornogastrico yogurt Müller alla ciliegia che adora e del tonno al naturale che dopo anni è tornata a mangiare di gusto come da ragazza; fai razzia di scatolette di Sheba alla tenera oca per Scopax (il che dimostra che cane non mangerà cane ma oca mangia oca); fai incetta di “ognunque” cosa per la Gina, che è sempre stata molto democratica con la pappa.


