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lunedì 18 novembre 2013

Tema: Il poeta sei tu che leggi

Svolgimento

Caro Roberto, 
mi sento adesso, in questa fase di mimetismo letterario che segue alla lettura del tuo Betty, come Herzog, il personaggio di Saul Bellow che scrive lettere in continuazione ma senza spedirle. 
Egregio Signor Presidente, carissima Ramona, Moses!, senti bello, caro Governatore Stevenson. 
Il tuo libro scatena questa voglia di “vivere esperienze non nostre aprendoci al mondo”, come scrive Remo Bodei. E’ quanto provoca ogni narrazione per la verità. La tua però ha qualcosa in più. Un gioco sottile di rimandi. Come trovarsi seduto dal barbiere. Uno specchio che riflette un altro specchio, creando quell’illusione di infinito che ti spinge a cercare lo sguardo dell’ultimo te che ti sta osservando, minuscolo laggiù in fondo, sapendo che poi ce n’è un altro e un altro ancora.
Autofiction. Questo è il termine -pur abusato-che mi aiuta a capire un modo di scrivere storie a metà tra l’autobiografia e la finzione. Di autobiografico in Betty c’è molto poco in verità. 
Ti si scorge appena all’inizio e alla fine in quel ristorante di Porquerellos. Immagino mentre, in quel luglio 2006, ti siedi a L’Escale, dopo aver attraversato la sala guardandoti attorno, cenare in silenzio, leggendo qualcosa oppure semplicemente continuando a osservare i particolari della sala, come solo uno scrittore sa fare, fino a scorgere il quaderno lasciato su una sedia del tavolo accanto al tuo, Toccare con i polpastrelli, quasi come una carezza, l’etichetta dove c’è scritto Sim. 
Consegnare il quaderno al proprietario del locale. Cerco di immaginare, chiudendo gli occhi- naturalmente-il sapore e il colore e l’odore della Bouillabatisse, ordinata qualche sera dopo e che tipo di sigaro fumasse il ristoratore. Di certo non un toscano, presumo. L’autofiction è una brutta bestia che ha preso alla gola uno come Michel Houellebecq, fino a farsi a pezzi dentro il suo La Carta e il territorio, che lascia insonne Emmanuel Carrère mentre insegue il fantasma di Limonov.

mercoledì 25 settembre 2013

Tema: Il Secondo Posto

Alunni e alunne,
sabato scorso sono stati proclamati i vincitori del Macchianera Award 2013. La maestra è arrivata seconda.
Poichè noi siamo contrari a quanti pensano che i secondi sono sfigati, abbiamo deciso di ricordare i secondi di tante classifiche nel modo migliore, con una nuova sezione: "Secondo posto".





Vi chiediamo di andare a caccia di classifiche (Sanremo, mondiali di Formula uno, campionati di calcio, ordine di arrivo dei cento metri ad ostacoli, finale di X-Factor, elenco dei tonni derivanti da pesca sostenibile etc) e dedicare al secondo arrivato un tema.
Buona scrittura e vinca il secondo!!
La Maestra

venerdì 28 giugno 2013

Tema: Egregio autore

Svolgimento

Egregio autore,
da quella sera di giugno dell’anno scorso, in cui ho avuto in mano, per la prima volta in vita mia, il tuo libro: “Mi compro una Gilera”, io da quella sera lì che l’ho letto tutto in una notte, non ho più avuto pace.
Da quella sera di giugno, che ho preso in mano in libreria quel libro lì, che se ti devo essere sincera, ho notato più che altro per la copertina e per il titolo, perché di nome io no, non ti conoscevo affatto, non ti avevo mai neanche sentito nominare, io comunque da quella sera lì, di giugno dell’anno scorso, io ho sentito come una specie di urgenza improvvisa di dover leggere quasi per forza, tutti gli altri libri che avevi scritto, anche quelli che non si trovavano più, ma che ordinandoli in una certa libreria che conosco io, che ti trova anche le cose introvabili, e aspettandoli pazientemente per settimane, poi alla fine arrivavano, e così, egregio autore, io posso dire tranquillamente senza che nessuno possa smentirmi, che i tuoi libri me li sono letti quasi tutti, me li sono letti avidamente, senza saltare nessuna pagina, neanche quelle più noiose, ché qualcuna ce n’è, non troppe ma qualcuna noiosa si c’è: te lo devo proprio dire.
Egregio autore, da quella sera lì io poi, cercando sulla Rete ho scoperto le letture dei russi che ti piace registrare per farle sentire a tutti (perché si vede che non sei così schivo come ci vuoi far credere), e adesso quando ho un attimo di tempo, me le ascolto una dopo l’altra, col risultato che la tua voce a furia di sentirla, con quella tipica cadenza di Parma (e secondo me tu ci marci un po’ su, con quella cadenza la calchi un po’, mica è normale averla così marcata), io adesso a furia di ascoltarla, la tua voce non me la tolgo più dalla testa, mi risuona nelle orecchie come una giaculatoria religiosa, anzi mi ronza in testa come il rumore che fa il moscone quando sbatte sulla finestra.
 

martedì 11 giugno 2013

Tema : Piccoli passi

Svolgimento:


Se dovessi raccontare tutta la mia vita, non basterebbero i giorni del mondo. Così come non basterebbero per descrivere i miei compagni di viaggio. Certo è che fra me e loro l’unica cosa certa era la verità. Ma andiamo con calma.
Il mio primo amico non aveva capito bene quale era la mia forza. Nemmeno lui si era accorto quando abbiamo cominciato a viaggiare insieme.
Certo ha faticato molto a capire perché non poteva fare a meno nella mia compagnia, ma dopo aver sopito parte dei suoi istinti ha dovuto, si fa per dire, fare i conti anche con me.
Ha iniziato a tracciarmi nella polvere, con mezzi rudimentali, e molto spesso ricominciava da capo, come se non capisse il senso di quanto lui stesso lasciava sulla terra.
Forse è per questo che ha preferito segnarmi sulle pareti delle caverne lasciando tracce con un pezzo di legno bruciato dal fuoco.

martedì 16 aprile 2013

Tema: A cosa servono le parole.

Svolgimento

Arrivano certi momenti in cui ti viene voglia di spegnere tutto: la tv, internet, la lavatrice. Ti viene voglia di chiudere le finestre o aprirle: ammesso che tu possa godere del privilegio di vivere in un posto, che quando ti affacci, ti restituisce un silenzio assoluto. Altrimenti meglio barricarsi in casa. 
Per non sentire.
Hai passato tutta la mattina a scrivere. Gli ultimi capitoli che ti sono venuti fuori non ti sembravano male. Li hai mandati un po’ in giro. Persone di cui ti fidi, mai troppo aspre o troppo concilianti.
Lo ripetono tutti come fosse una prescrizione medica: le critiche sono costruttive.
Peccato che dicano tutto e il contrario di tutto. Uno ti dice che quando scrivi la pancia ce la metti troppo, che certe sensazioni devi imparare a trattenerle, oppure a buttarle giù e poi riprendertele, domarle, tenerle al guinzaglio per non farle abbaiare troppo forte.
Poi c’è chi ti dice di togliere dove l’altro ti ha appena detto che manca qualcosa. Scrivi bene, dice qualcuno, non hai bisogno di dimostrarlo.
Sei confuso, ti prendi una pausa. Infili nella macchinetta la prima capsula di caffè che ti trovi tra le mani. 
Leggi qualche notizia.