venerdì 13 aprile 2012

Sez. Grandi scrittori Tema:Isabelle Allende. Il baullo degli spiriti

Svolgimento


Se mia nonna non avesse insistito a voler rimanere a San Mauro Castelverde tutta la vita, adesso io non ero una siciliana con origini palermitane. Ma una argentina con origine siciliane. 
Il cui nonno si era convinto che per fare fortuna bisognava emigrare. 
E lo fece.
Sì, sacrosantamente . Ma partì da solo.
Si imbarcò clandestino. Poi nel corso del viaggio divenne mozzo e alla fine  cuoco: insomma aveva messo insieme parte delle sue attitudini.
Rimanevano ancora, e lo avrebbe fatto presto, affinare le sue doti di tanghero e scoprirsi un bel timbro da tenore: a quel punto avrebbero capito  che di nome non faceva propriamente Valentino, ma ci somigliava sputato.



Io dicevo, appunto, che intanto ero a Santiago del Cile, a fare le previsioni cabalistiche nella grande casa dell'angolo, con una fila di persone che arrivava fino al Rio della Plata. V'immaginate?
Insomma diciamo che invece di fare tutti la fila per Clara, modestamente avrebbero fatto tutti la fila per me!
Che poi , mi dico: questa Clara insomma... che c'aveva tutta questa chiaroveggenza...?!!!
Non riuscì a prevedere e neanche ad evitare la brutta fine del presidente, e ancor peggio, ad evitare che Esteban Trueba la sposasse. Anzi, se lo andò proprio a sposare!
Che diciamola tutta: Clara faceva le magie, la chiaroveggenza e spostava i mobili, per farsi i soldi e scappare in America. Quella del Nord.  E alla gente la infinocchiava come le garbava.
Ma ci fallì. Il padre la scoprì e restò a vita a far finta, per non perdere ormai la reputazione. E a sposarsi, come fece.
E anche la casa ci rubò a mio nonno quello stramaledetto padre.
Si in una lite tra fratelli. Proprio così. Mentre litigavano per spartirsi la casa, il bastaso e bastardo di Amilcare, suo fratello, padre di Clara, disse: giochiamocela alle carte.
Come, accossì si fa?
A un fratello ci dici: giocati la fortuna che hai fatto?
E lo infinocchiò bene bene, che era meglio della figlia nelle fattuccherie, che quello perse la casa dell'angolo e anche le Tre Marie.
Mia nonna aveva una veste di seta e una collana di perle lunga lunga. Un cappello con la fascia e una grande rosa di seta cremisi sul fiocco. Portava le calzette di seta al ginocchio, con le giarrettiere le teneva su ed era ferma al porto per l'arrivo del marito.
Questi arrivò, scese un baullo di ferro alto come un carretto, con cinghie di cuoio e una grossa serratura che, per aprirla, serviva una grossa chiave. Poi una valigia di cartone grande non più di un tavolo basso. E nient'altro.
Tutta la sua America era là.
Lei lo prese a braccetto e non volle sapere nulla. Presero la carrozza fino alla stazione. Niente.
Non parlarono dei fatti. L'indomani prese una camicia usata del nonno e andò a trovare Grazia.
 Che appena la vide capì che era venuta per il marito.
Toccò la stoffa della camicia. E chiese: è di sudore vero? Che non posso leggere niente sennò.
Si, disse la nonna. E si sedette.
Grazia chiuse gli occhi e con le dita sulla trama fine confermò che era tornato povero quanto o quasi quando era partito. Tornò di tornare, ma senza piccioli.
Ma che dite Grazia? Mio marito...Si è mangiato tutto a puttane?
No, comare. Non è colpa dell'uomo e neanche della donna. E' colpa del fratello.
Ci mangiassi 'u cori. Ma non può essere. Troppo lontana l'America!!
Sconfortata e irata e con un cavolo cappuccio per capello ripiegò la camicia e si rimise il pettine al tuppo. Che la fattucchiera le aveva chiesto pure un filo dei suoi capelli da toccare. Che appena lo toccò, divenne muta.
Lo spirito di Clara passare nel buio della stanza, vidi. Ebbe a dirmi tempo dopo.
Ma era con Ferula?
No, Ferula era tua nonna.
A questo punto non ci capii più una cispola cisposa...
Ma che c'appizzava lo spirito di Clara nei capelli di nonna?
Non lo sai? Erano amanti.
Chi? La nonna con quella?
Non mi capacitavo come poteva, la nonna, che di Ferula non aveva l'odore, il colore e nemmeno c'era mai voluta andare in Argentina, a voler poi andare dietro a quella gatta morta di Clara, che, sappiamo pure, non sapeva fare neanche le previsioni del tempo e abitava a Santiago del Cile...
Ma che ci facevano nei capelli di nonna, poi quelle due!!?
Emigranti clandestine nel baullo del nonno.
Ma il nonno poi era andato in Argentina... e queste dal Cile...chi le ha fatte venire?

CLA


7 commenti:

  1. e allora..... al di là della trama e del contenuto, il tuo pezzo gioca sul contenitore cercando una lingua slittata, predominante, evocativa di un mondo di emigranti che l'italiano lo masticava male, che imparò un pessimo inglese o spagnolo, che finì per esprimersi con un idioma incerto.
    E trattando di incerto idioma, non esiste una canonizzazione per renderlo; non abbiamo regole per scrivere male in italiano, per rendere una lingua mista, e pertanto si finisce per andare a naso, o meglio, a orecchio. Leggendo il brano ho provato, nell'ambito della mia idea di lingua mista,a distinguere cosa è coerente con la voce narrante e cosa non lo è.
    La tua voce narrante è una argentina di origine siciliana, quindi una voce che esprime un "italiano migrante".
    Mi aspetterei un italiano che risulti sporcato da sintassi e lemmi sia del siciliano che dello spagnolo, e ancora, che renda l'oralità. Questa aspettativa, nel racconto, è disattesa in alcuni punti della parte iniziale, lì dove il registro è alto (attitudini - affinare le doti - timbro da tenore...), è quasi soddisfatta nel proseguo sebbene con qualche ricaduta nel registro alto(puttane - fattucchiera ).

    Sottotesti: il tuo racconto parla di spiriti. A livello di sottotesti giocherei con similitudini, metafore, analogie, aggettivazioni, sfondi che evochino inconsistenza, superstizione, magia, aria. Le atmosfere di "Nuovo mondo" di Crialese, per esempio, le immagini dei migranti che nuotano nel latte...

    Al di là del commento fiume, il racconto necessita di poco per funzionare davvero...
    GD

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    1. No lei la voce narrante non è mai andata in argentina. Per colpa della nonna che non ci volle andare restò siciliana con origini palermitane. Dunque disconosce lo spagnolo o la lingua mista. Conosce l'italiano ma si esprime come i suoi avi, intendo con gli idiomi e i modi di dire appresi nella frequentazione di un tessuto siciliano...
      Ma quello che deve restare, per me è:
      la confusione possibile come solo il realismo magico può tra realtà e fantasia. E...dunque tutto quello che diventa possibile anche se è di fatto impossibile.
      La voce narrante avrebbe voluto essere Clara, ma dell'impalpabilità di quel mondo ha paura e forse ha un senso pratico che ....forse, dico forse...riporta ad una realtà che vede impossibile le manifestazioni che tuttavia vede affermare.
      Insomma non ti è piaciuto. Mi pare di aver capito A me da morire. Per le risate che mi sono fatta, scrivendolo.
      Ma se avessi potuto scriverlo per me, credo avrei usato un tono impalbabile e un linguaggio più aulico e pulito, che è proprio del mio stile.
      A 'sabbinirica maestro

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    2. azz, ho toppato sulle origini... per il resto confermo quanto detto.
      Cla, il racconto a me piace, e ci sono delle ottime intenzioni. Però non tutto è "raccordato". Inventarsi una lingua comporta poi "parlarla" sempre, invece in quelle sfumature indicate prima, esci fuori dal italosiculo.
      A rileggerci!
      GD

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  2. Mi piace molto l'idea ma a un certo punto non ci ho capito più niente...

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    1. Infatti è proprio così...Ma se rileggi potresti darmi la tua interpretazione personale...Che ne dici?

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    2. Sisi infatti dopo che ho scritto il commento mi sono detta che devo rileggere per lasciarne uno più sensato

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  3. ciao Cla, non so per quale motivo non riesco a leggere il tuo post sulla corte di Federico II; Roberta e Federico me lo hanno mandato via mail e l'ho letto uguale, e mi piacque assai assai, bella trama, bella scrittura.
    GD

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