giovedì 5 aprile 2012

Tema: Conversazione.




Il cielo era una struttura di tubi Innocenti che ramificava i suoi nodi oltre il loro campo visivo. Sopra le loro teste. L'aria ingiallita e il vento secco del sud scompigliava i capelli di lei.


- mi ami?
- ti amo.

E risero coi loro denti di tabacco e caffè.

- sai cosa?
- cosa?
- c’è che quando guardo al mio passato non riesco a ricordare com'era quando non c’eri tu.
- io c’ero.
- e dov’eri tu?
- ero dov’eri tu.
- io avrei voluto conoscerti bambino.
- Io e te ci conoscevamo bambini
- io non lo ricordo.
- io ero quel bambino col quale giocavi.
- e adesso?
- ci siamo svegliati.
- ah. Disse lei. Buttò via la cicca che aveva fumato.


Si mise le mani in tasca lui ed era bello come uno del cinema. Mancava il lampione e la nebbia e la pioggia. E lei sorrise pensandolo. E lui sorrise anche.

- sorridi? sorrido io anche. E trafficava con le mani in tasca fino a tirarne fuori un fazzoletto col quale si tamponò il labbro destro, la punta.
- balliamo? Disse
- e con quale musica? E già le braccia di lui la avvinghiarono e si sentì mancare all’altezza delle ginocchia.
- ed io ti voglio adesso e ti volevo ieri e ti voglio sempre. anche sopra a questo cielo di tubi Innocenti e con l’aria di un altro colore e con un vento che non è il nostro vento.
- menti. E giocava con le sue ciocche immaginandone altre tinte ed altre mani che affondavano dentro alla loro vaporosità.
- quanta crudeltà. mi infliggi pene troppo severe.

E la mano di lei prese la mano di lui e corsero. Il loro battito accelerato, i loro passi esperti nella notte illuminata di tungsteno. Da un’insegna al neon lui lesse le due ultime lettere “m o” che intermittenti catturavano gli occhi. E giocò a trovare le lettere rimanenti. Provò con un nome “Giacomo”, con un cognome “Aleramo”, con un verbo “mangiamo”, con un sostantivo “attimo” e si arrese odorando i capelli di lei. I tacchi fendevano la notte insieme ai latrati di cani e insieme a bottiglie di vetro abbandonate. Lui bloccò lei cingendola ai fianchi, da dietro. Non sopportava più la vista delle sue anche ballerine, con quell'andatura zoppicante e malferma di donna con i tacchi. Le baciò il collo e lei serrò le labbra e morirono parole amare su un rossetto amaranto. Riprese fiato e tutto d’un colpo gli parlò

- devo andare.
- dove devi andare?
- lontano da noi.
- tornerai?
- un giorno.
- perché?
- voglio vederci bambini, io e te.
 - portami con te.
- perché?
 - mi infliggi pene troppo severe.
- ancora?
- sempre. E spense la sua ultima sigaretta.

E allentarono quella morsa. E si separano di spalle, senza guardarsi, senza più il cielo di tubi innocenti, senza un alito di vento. Il buio li inghiottì quasi subito e una cane razionava il suo osso.

VB









38 commenti:

  1. Vito, vorrei trovare le parole ma non le trovo. Credo sia grave.
    Lo stampo e rifletto.
    Intanto ti benedico.

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    1. (mi chiedo quali effetti perversi possa causare una benedizione della Lepri, che se lei la mettessero a Lourdes, la gente andrebbe con due piedi e tornerebbe in carrozzella... ahahahah)
      GD

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    2. :) Questioni di punti di vista, mon tresor.

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    3. cara
      sono contento. ho sofferto a scriverlo.

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    4. Filino tesorino, bene dire vuol dire una cosa sola, e sta tutta nel fatto che ho postato il link del racconto a tutto il mondo, Canada compreso. Baci baci..................

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  2. La conversazione è intensa, struggente, da finale da film sdolcinato. Il dialogo stretto e serrato funziona, sebbene tu non sia stato coerente nel secondo blocco di battute con il format utilizzato nel primo e nel terzo (che preferisco). Non è il mio genere però devo dire che è il pathos è notevole, leggendo ci si sente avviluppati dal vento. Post di alta qualità.

    Cose che modificherei:
    - 'aria ingiallita e il vento secco del sud scompigliava i capelli di lei. - in una dimensione poetica il verbo al singolare può starci, io però per sì e per no metterei il plurale.
    - Mancava il lampione e la nebbia e la pioggia. - come sopra

    con quell'andatura = meglio "dall'andatura"

    tutto d’un colpo gli parlò = non mi piace


    Frase dal valore di mille dollari:
    morirono parole amare su un rossetto amaranto

    GD

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    1. Vedi? Hai citato come notevole l'unica cosa a me piace meno. Ti ha meravigliato amaro/amaranto? Suvvia...(ops) Questione di punti di vista.

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    2. manca il....che

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    3. - l'aria ingiallita è con un "c'era" sottointeso ed è solo il vento a scompigliare i capelli.
      - lì volutamente ho messo il singolare. è come se questo narratore (che non si capisce se era presente durante la scena o è uno dei due) viva un pathos talmente forte da non inquadrare la situazione. incespica, usa un linguaggio inadeguato. qui è come se avesse detto "mancava il lampione (dimenticavo) e la nebbia (dimenticavo)" e così via.

      - "dall'andatura" avrebbe dato l'impressione che il personaggio avesse sempre quell'andatura zoppicante. "con quell'andatura" (almeno nella mia testa)mi sembra dia meglio l'impressione di "quell'andatura in quel determinato momento".

      - "il tutto d'un colpo". le parole morirono sulla bocca di lei e divennero proiettili che furono buttate via dalla sua bocca divenendo proiettili.

      volutamente ho separato i tre blocchi. i contenuti dei tre dialoghi hanno sfumature diverse, stati d'animo diversi, bisogni diversi, ambienti diversi. su questo vedesi le sceneggiature dei film di Antonioni (L'eclisse in primis).

      grazie GD, farò tesoro di quanto mi hai detto.

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    4. scusami...
      un cane che raziona un osso ti sembra il finale di un film sdolcinato?

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    5. Vito, ho iniziato io sta roba di ribattere punto per punto alle critiche, poi mi sono sfinita - tu sai come - e ho deciso di non mettere più il bollino (tanto GD critica lo stesso) e di non rispondere. :) In sintesi: oltre allo stile, alla storia , ai personaggi, alle sfumature, credo ci sia di più. E' il senso musicale delle cose scritte, che può superare le cose stesse e farle diventare irresistibili. Quando in un racconto c'è questo elemento (per abilità? Culo? Misteriosa forza magica?)si potrebbe parlare di niente, di roba disgustosa, è lo stesso. Ed è la cosa che in una storia io cerco sopra ogni altra. E' un modo poco tecnico di valutare, mi rendo conto, però il mio pensiero è questo. E a proposito di racconti che non posso dimenticare, uno dei più belli che ho letto è di GD: vediamo se si addolcisce e soprattutto se sa dire qual è. Mò basta.

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    6. Un commento della Lepri vale un anno di laboratorio di scrittura creativa: sacrosante parole! E la qualità della scrittura, un fiume impetuoso che ti costringe a leggere sino alla fine senza potere staccare gli occhi, Vito ce l'ha. Una critica a Vito non è mai tale, non può esserlo, e però, quando si scrive, a volte si disseminano piccole imprecisioni che non corrompono l'armonia del racconto ma ne rallentano appena il suo fluire.
      Quell'andatura o Dall'andatura: sono due cose diversissime. "Quell'andatura" è un ammiccamento al lettore con cui lo scrittore richiama al lettore qualcosa di noto (e non è detto che lo sia...nel tuo racconto di sicuro non lo è). "DAll'andatura" richiama invece un modo di camminare, è descrittivo.

      I dialoghi.
      Il primo e il terzo blocco sono formati da battute secche, il secondo presenta battute supportate da gesti e sensazioni.
      Per coerenza i tre blocchi dovrebbero adottare il medesimo stile. Io trasformerei il secondo blocco (alla Antonioni! W iddu) e tutte quelle descrizioni le recuperei altrove, anche in una frase posta a metà del blocco. Ma non lo lascerei così. Nella lettura, prima che dai contenuti, vengo colpito dalla strutturazione della scrittura, come se una persona passasse dalla voce ordinaria al falsetto: al di là di quanto mi possa raccontare, vengo distratto dal cambiamento di timbro.
      Il finale sulle ossa e sul cane slitta tutto, come la patta, però il resto è romanticoneggiante (aho, di qualità però, mica collezione Harmony).

      @RL: ehssì, storie di cani e di donne (grazie, queste cose fanno bene all'autostima!)

      GD

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  3. Off Topic
    PROPOSTA: il post di Vito ha in foto Vittorini.. e se iniziassimo una sezione dedicata ai grandi scrittori? Ci potremmo ispirare alle loro vite, ai loro scritti, riscrivere episodi, cambiare finali.
    Nella sez. 8 marzo esperimenti di questo tipo sono stati fatti, vedi le sorelle Bronte, Fosca, Lysiane..
    GD

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    1. il povero Dino Buzzati che non si è filato nessuno eh eh eh
      Meis

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    2. Buzzati è mio!
      Gd

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    3. Bellissima idea. Approvo. E già che ci siamo benedico pure te, non si sa mai....(ops)

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    4. come buzzati è tu? dicesti peste e corna! prrrr
      voglio essere benedetto anch'io dalla Lepri...imponimi le mani!!! eh eh eh eh

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    5. Ecco qui il mio tesoro! Fatto! (considerati benedetto, e già che ci sei, vai a comprarti un grattaevinci miliardario, non si sa mai)

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    6. centrato in pieno.
      questo post è uno studio su Elio Vittorini, tra i dialoghi di "Uomini e no" e "Conversazione in Sicilia" (infatti foto e titolo).

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  4. Vito che si può commentare? così teatrale, così lucidamente ossessivo...meglio un commento che butti in vacca o potrei stare intere ore a sparger sale sulle piaghe:

    lei: mi ami?
    lui: dopo
    Lei: dopo quando?
    Lui: intanto suca

    GM

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    1. :)))))))))
      .................(ops)

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    2. ahahaha potrebbe essere un'ottima rilettura!

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  5. Minkia pero', è bello davvero tanto ! sti azziiiissimi!

    Ma deve proprio finire cosi'? con un cane che rosicchia un osso? Non sono d'accordo :)

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    1. dopo il patos, il patè d'os ci sta tutto.

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  6. a me piace, mi fa venire in mente una converazione bogart/bergman
    llg

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  7. Barbara Ottavian8 aprile 2012 09:04

    Anche quando scrivi robe come questa hai la capacità di farmi sorridere amaramente...non ti puoi candidare a sindaco per favore?
    e poi quella meravigliosa frase "morirono parole amare su un rossetto amaranto." che dico frase...è melodia che si liquefà tra lingua, gengiva e palato (duro e molle compreso)insomma BARTUCCA SINDACO FOREVER!!!

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  8. Non mi piace una frase: mi pare scritta male: ...si tamponò il labbro destro.
    Un labbro è superiore o inferiore. E poi la punta non riesco a capire se è quella del fazzoletto.
    Mi piace da : ...corsero...ect. Da lì scorre come il vento. Corre anche lo scritto.
    Poi riprende il tono della prima parte. E' scritto bene.
    Ma non ho letto Vittorini, ma di cui conosco impegno politico e altro, e questo dialogo con un suo ritratto mi pare un accostamento azzardato.
    Altra cosa che non fila: il cielo di tubi...ma riporta ad un disfacimento moderno, all'attualità di un amore metropolitano...
    Ok
    Baci

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Potrei leggerlo?

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  9. il labbro destro per dire "la parte destra del labbro", "la punta" è proprio la parte finale del labbro, quella che finisce a punta. non credo sia scritta male, è stata una scelta raggionatissima che tiene conto anche della metrica. è un post che oltre ad essere letto con la mente va letto con le orecchie. gli accenti, le pause, le allitterazioni.
    se non hai mai letto niente di Vittorini non puoi affermare che l'accostamento sia azzardato. ti invito a leggere qualcosa di suo, poi rileggi il mio post. credo che ti ricrederai.
    non capisco perchè il cielo di tubi innocenti non fili. cos'ha che non va? io non ho dato nessun riferimento temporale se non questo. i tubi Innocenti sono stati brevettati negli anni 60. con cosa entra in contraddizione?

    sinceramente faccio fatica a comprendere le tue annotazioni.

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    1. Rileggo il cielo di tubi e ti rispondo.
      Riletto. La frase è come descrivi, Solo non mi piace come scorre. Ma ripeto mi garba pensarla per la connotazione che da al cielo, in sintonia con un amore metropolitano. Leggerò Vittorini e scoprirò di certo quanto non sono riuscita a cogliere. Grazie!! e scusa se il commento è forse scortese, non era mia intenzione.

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  10. Se la letteratura si occupasse solo di descrivere, e non di evocare, sarebbe giornalismo (e di bassa lega). Il cielo fatto a pezzi da tubi Innocenti, non è solo un cielo la cui vista viene impedita da tubi di ferro, ma è un cielo preso d'assalto da qualcosa che, a dispetto del suo nome, di innocente non ha niente. Lo scrittore suggerisce, e così pone domande che forse non hanno risposta. Non è il caso che il lettore metta in discussione lo scrittore sulla base delle domande che lui stesso avrebbe voluto vedere scritte, nel modo che a lui riuscirebbe (senz'altro diverso). Piuttosto, prenda la penna e scriva.

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    1. Scusami ma non era mia intenzione riscrivere la frase. Ho solo espresso un giudizio quale puoi tu. Ho solo detto che non mi suonava bene.
      E credo per il resto di aver risposto all'autore.
      Io scrivo. Pertanto prendo la penna o il pc a seconda.
      Puoi leggermi anche qua se ti garba. Se no, sei libera di non farlo. Così come sei libera di dire le cose che hai appena scritto e che ho letto con estremo interesse, pur non capendo la critica. Leggo con interesse tutto quanto mi viene tributato. Critiche soprattutto. L'importante che abbiano una logica.

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  11. Infatti, l'importante è che tutto quello che si scrive o si dice, a se stessi o agli altri, abbia una logica.

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    1. La tua logica può non essere la mia, non mi intrometto pertanto nei giudizi che tributi agli altri.
      E poi...ancora una cosa: santa libertà!!? Esiste ancora?

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  12. Non capisco per quale motivo tu risponda alterata, io sono perfettamente d'accordo con te. Ho solo ripetuto le tue parole."L'importante è che abbiano una logica".

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    1. Forse dovresti rileggerti nel tuo precedente commento per capire che ti rispondo non alterata ma convinta che la logica che spinge a dire delle cose può non essere condivisa.
      Ciao Lepri.

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