venerdì 2 marzo 2012

Tema: Eau de Toilette

Insomma eravamo tutti lì, c’era pure la cassiera del reparto accessori, quella con il trucco un po’ troppo pesante rispetto alle altre, che lo dicevo io che era una gran porcona, sotto la camicetta accollata d’ordinanza aveva un corsetto di pelle nera che le spingeva le tette in gola, ma c’era anche la studentessa di vent’anni che ne dimostrava quindici, con le sue mutandine bianche e l’essenza di frangipane dolce e innocente che si perdeva nella nuvola di profumi messi a disposizione, come il sapone in mousse che non era più l’unica cosa a schiumare: tutto secerneva succhi di lusso e lussuria, che, cosa non sono se non la stessa  cosa? l’orgasmo che aveva provato la giovane fashion addicted nel comprare il suo primo bauletto di Vuitton era forse più intenso di quello che presto le avrebbe regalato il commesso come servizio aggiuntivo, i suoi modi effeminati, il fard di Yve Saint Laurent sulle sue guance non l’avevano ingannata. La luce, i getti d’acqua, gli asciugamani automatici, tutto si azionava in continuazione, su e giù, su e giù, acceso spento acceso spento acceso spento, il frastuono dei sensori impazziti si mischiava ai gemiti e accompagnava il movimento come un direttore d’orchestra schizzato. Schizzi. Acqua sperma sapone sangue profumo brodo vaginale. La direttrice colpiva ancora ed ancora il vetrinista con le sue Louboutin tacco 12 con plateau e inserti in cocco e pagliette prezzo 2500 euro, e lui godeva, oh se godeva.
La porta spalancata dalla coppia di svedesi in cerca di un bagno in orario di chiusura dondolava anche lei a tempo, mentre la granita al limone scivolata dalla mano di lei si scioglieva sul pavimento per aggiungersi alla quantità di liquidi per terra, sulle pareti, nell’aria, e tutto scivolava meglio, e anche i due scivolarono nel mucchio, lui rivelando il suo perizoma leopardato che avrebbe voluto tenere per quella sera, e lei che ebbe appena il tempo di notarlo perché anche lo steward aveva deciso di scivolare, scivolare in lei, mentre un’altra le toccava la prima di reggiseno, i capezzoli rosa tenue e minuscoli, quelli dell’altra enormi e bruni. Tutto fluiva alla perfezione, come il fiume di uomini che si scopava a turno la boxista di Armani, le cui unghie ricostruite si spezzavano nel tentativo di reggersi agli stipiti della porta, le piastrelle erano scivolose pure loro, mentre l’indossatrice francese gridava “Mon Dieu!”, la cameriera peruviana “Madre de Dios!” e il magazziniere ex di Harrods “Oh my cock!”. E poi ne spuntarono altri dieci: l’intero staff della sicurezza allarmato dalle grida e adesso impalato sulla soglia cercando di decidere il da farsi, tutte le impiegate del negozio allora decisero per loro, apprestandosi ad esaudire tutte le fantasie escogitate nel corso di quegli anni, in alcuni casi rimanendo deluse dalle dimensioni dei loro manganelli, che non corrispondevano affatto a quelle dei bicipiti. E allora Vanessa la promoter di Chanel tirò fuori il suo dildo di ultima generazione, umiliando per sempre i ragazzoni, che cominciarono a consolarsi tra loro, quando invece un uomo sulla cinquantina scopriva con orgoglio che per lui non era ancora finita, e un’altra ragazza metteva a disposizione il lubrificante per la gioia di tutte. La mamma in carriera super indaffarata adesso non pensava ai suoi tre figli a carico, mentre si faceva sbattere dal lavavetri ghanese che aveva tanto snobbato e l’anziana signora ritrovava la gioia di vivere tra le braccia del fotomodello brasiliano dalle sopracciglia spinzettate. E poi bussò il gotha degli uffici amministrativi, trovando sulla soglia il beagle dei fidanzatini svedesi, abbandonato lì peggio che su un’autostrada e che pensò di andarsi a scopare la tazza del cesso in mancanza di altro, allora alcuni di loro lo seguirono e scoprirono una figa sofisticata profumata d’ambrosia spalancata solo per loro, altri si intrattennero studiando le possibili strategie di marketing per far entrare meglio il loro prodotto in un nuovo mercato che gli si era aperto davanti.
E poi ne arrivarono altre dieci, queste erano già in tanga, in perizoma, in culottes, e di pizzo, di seta, di merlettino e con nastrini rosa, a tinta unita o con piccoli pois bianchi, e fiocchettini teneri, tutte pronte per la lanciarsi nella mischia, e affacciò pure un settantenne, pareva anche più vecchio per quanto trasandato, portava per mano una ragazzina, piccolina, minuscola davvero che non le davi più di sedici anni sebbene a vederla bene, tanto giovane non era, e comunque la trascinò dentro, su andiamo andiamo che qui c’è da divertirsi andiamo, andiamo. Ed erano davvero tanti, da formare una piramide, tutti ammucchiati, un ammasso di gambe, di glutei, di tette, di labbra, di lingue, e pareva che tutti si stessero divertendo tanto, tutti lì a godersi la vita raccogliendone il sapore denso, e una vecchietta ne stava approfittando pure, dov’è il morbidoso, dov’è il morbidoso, ripeteva, e intanto tastava un po’ qui e un po’ là.
Che palle! Tutta una pioggia, un fiume, una valanga di striscette per la prova profumi che cadevano dalla tasca della ragazza in prova impegnata in mirabolanti acrobazie sul lavandino, e un minuscolo ragno si arrampicava sui peli dell’addome del cameriere del wine bar che la deliziava con le sue arti amatorie, e la patta dei pantaloni skinny del visual gli pendeva da un lato, perché la promoter di Collistar, quella che ti avvolge tra le sue spire appena entri nel negozio, l’aveva sbottonata da poco, assetata e ansiosa di bere dalla fonte del piacere, e l’addetto alla vendita degli orologi non aveva più bisogno dell’inglese per intendersi con la giapponese del cappello assurdo, che aveva portato le sue due sorelle con copricapi ancora più improbabili, in un tripudio di velette, tulle e chiffon, su liscissime chiome orientali. Il gorilla impettito che si trova sempre davanti alle scale mobili adesso piangeva tra le braccia della responsabile di piano già un po’ anziana –si intravedevano le rughe sotto l’accurata applicazione del fondotinta compatto- che gli ripeteva che lei lo perdonava anche se era stato un bambino così cattivo. Il cuoco del sushi bar proponeva il suo pesce crudo a destra e a manca, senza nemmeno accompagnarlo con della salsa di soia, mentre alle sue spalle una guida con scritto Sizilien si gonfiava dell’acqua che correva dal rubinetto aperto o chiuso a ripetizione, a seconda dei movimenti convulsi dell’ispettore di zona passato per un blitz e della sua amica totalmente depilata.
BV

23 commenti:

  1. ahahahaha...seriamente, si degenera facilmente in questo blog....Grand BV (il post lo conoscevo già!)

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  2. W Valeria!!!!
    GD

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  3. Volevo giusto fare un giro da Sephorà oggi pomeriggio...
    BG

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    1. e quindi questo post è un buon motivo per andarci di fretta o per rimandare? ahahhaha
      GD

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    2. Ho finito il mascara...eh devo andarci per forza!...
      BG

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  4. Ahah GD che mi combini! Un pezzo non è mio, ma di Gualtiero. Comunque grazie per I complimenti :-)

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  5. che bello che ti sei decisa a pubblicare questa meraviglia! ti ho adorato quel giorno sui gradini della stele dell'Immacolata a San Domenico, con il sole che bruciava gli occhi e tu iniziasti a leggere...

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    1. Addirittura! Per me è stato solo un divertimento. L'idea di pubblicarlo di GD. Grazie Vito :)

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  6. Posso uscire dal coro? Non ho capito il perché di questo tema: volevi parlare della banalità e per questo hai usato un elenco ossessivo di luoghi comuni? Volevi rifarti alle atmosfere di American Psyco con la puntigliosa elencazione dei brand? Volevi essere forzatamente alternativa? Dissacrente? Non ho nulla in contrario alle descrizioni di sesso ma secondo me dovrebbero essere funzionali alla storia e alla base deve esserci una storia da raccontare. Non prenderla sul personale però questa volta mi sa che ci scappa un bel Non Classificato ...
    Alla prossima
    Manubirba

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    1. ciao manu, rispondo io per valeria in quanto il componimento nasce da un laboratorio di scrittura da me tenuto.
      Il tema era il post-moderno, l'incipit infatti è tondelliano.
      Attraverso l'accumulo o elencazione, per asindeto/polisindeto, si realizza un accumulo non solo di parole ma anche di personaggi, di voci - è un'orgia a tutto tondo, che procede per congiunzioni... e tutto sommato, il sesso non è in primo piano, prevale la scrittura al punto che il sesso è come se non ci fosse.
      Però è apprezzabile un commento senza peli sulla lingua, le voci fuori dal coro valgono mille!!!
      GD

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    2. Ahhhhh ecco!!! Ma allora spieghiamolo anche a chi sta nell'ultimo banco!
      Però i luoghi comuni andrebbero limati via, a prescidere dall'ammucchiata verbale. Per il mio gusto manca un po' di quella "ricercatezza" che acchiappa. Insomma: ho capito ma ancora non mi convince del tutto
      Bacione
      Manubirba

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    3. beh, laddove si sottolinea la mancanza di ricercatezza etc etc entriamo in una sfera soggettiva rispetto alla quale mi fermo un passo indietro; di questo brano è bella la complessità del periodo, lungo, articolato, corale e ancora la molteplicità lessicale (è una immersione nel mondo effimero del reparto profumi di un Harrods o di una Rinascente).
      Può non piacere.
      Dissacrante: non c'è questo intento - è fondamentalmente un gioco di parole, tutta la letteratura in fondo gioca con le parole, e c'è chi con le parole prova a realizzare una rappresentazione oggettiva della realtà e chi la soggettivizza, chi si cela dietro le parole per giudicarla, per criticarla, esorcizzarla, e ancora, c'è chi prova a cercare il filo della matassa e chi si diverte a perdersi nel labirinto senza nessuna voglia di uscirne. In tutto questo apprezzo la tua verve critica, l'essere uscita fuori dicendo quel che pensi (è questo che manca alla critica prezzolata!
      W la verve di Manu - propongo una sezione Scannatoio caratterizzata dal libero commento, anzi, più cattivo è, tanto meglio
      gd

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  7. Per me è stato un gioco, un divertimento, un modo per ridere, soprattutto un esercizio di scrittura. Non era nemmeno pensato per il blog. Da qui a dirmi che volevo essere per forza dissacrante o alternativa ce ne passa, e poi non vedo che c'entri dato che spesso in questo spazio si è parlato di sesso e altro e questa credo sia la cosa meno "alternativa" presente nel blog, anche perché, come dici tu, è un elenco ossessivo di luoghi comuni.

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  8. Devo essere sincera, anche io ho avuto difficolta' a leggere questo post.Diciamo che ho piu' volte iniziato a leggerlo e piu' volte mi sono arenata sulla seguente domanda: ma cosa sto leggendo?
    Io e Manuela siamo abituate ( lei piu' di me perche' lo fa da 3 anni) a commentare gli scritti dei nostri compagni di classe "senza peli sulla lingua". Ci è richiesto espressamente perche' aiuta a capire dagli errori degli altri i nostri. ( te lo spieghera' Filippo).Tante volte siamo convinte di aver scritto una cosa , ma chi la legge ne percepisce un'altra questo significa che qualcosa non ha funzionato nella nostra scrittura.

    Sarebbe bello a questo punto che fossimo davvero tutti un po' piu' "CRITICONI " su questo blog anziche' leggere e passare avanti perche' non si sa cosa commentare. Servirebbe a titti quanti. IO SONO PRONTISSIMA e MANU anche perche' gli tocca tutti i mercoledi' di essere stroncata! :)

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    1. Sisi, Filippo me l'ha spiegato benissimo, anzi non vorrei essere fraintesa: il mio non era un commento piccato, ma spiegava solo cos'era questo pezzo per me, e rivendicava i luoghi comuni come voluti. Con la critica sono d'accordissimo, altrimenti uno non saprebbe mai se scrive cose leggibili o delle cagate, come dici tu una cosa che scriviamo potrebbe non comunicare quello che volevamo, e sono contenta che me l'abbiate detto, altrimenti sarei rimasta nell'ignoranza.

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  9. Argh, mi trovate d'accordissimo, creare nel blog l'atmosfera di un laboratorio di scrittura creativa sarebbe fantastico... mi faccio carico di iniziare io stesso ad essere più incisivo e, per quello che posso, tecnico.
    GD

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    1. Io sarei felicissima di essere "stroncata " da te!

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  10. e dai! Secondo quadrimestre severissimo!!! Con meno post però curati e "stroncabili" ... una svolta epocale!
    Io ci sto: massacratemi!!! Ho bisogno di sapere dove quello che scrivo non funziona. Se no perché siamo in classe?
    Vi abbraccio tutti e sottolineo che le critiche le ho fatte perché il pezzo ha grande qualità ma non mi è "suonato bene". Allora facciamo la sezione "CRITICISSIMA"?????

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  11. Beh, per me scrivere nel blog è imparare, sono sempre stato aperto a critiche costruttive (ma che siano costruttive e non "Non mi piace" e basta!). Per me,così come credo anche per Valeria, il blog serve da esercizio. Non scrivo post per pubblicarli ma per esercitarmi, migliorare dove ne ho bisogno. Per quanto riguarda questo post, beh, non era nato per il blog evidentemente ma a me non stona niente...sono di parte, lo conoscevo già!
    Per quanto riguarda le critiche, avanti tutta, ma non fate troppo male che sono SENSIBBOLE!

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    1. Quoto tutto, sono qua per crescere e quindi via alla sezione criticissima!

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  12. SEzione Criticissima!
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    GD

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  13. Il luogo comune dipende dall'uso che viene fatto della parola abusata. E' proprio questa la difficoltà: saper giocare e lavorare con cose viste viste e riviste! E senza scivolare nel paraculismo, poi! A me questa pare una sarabanda infernale, divertente e ben scritta. E' molto difficile concentrare il profumo e arrivare all'essenza, e alla fine non è detto che il risultato sia adatto a tutti i nasi. Un argomento può anche non interessarmi ma vengo comunque attratta dalla capacità della narrazione di dispiegarsi, della parola di farsi musica. E questa è musica per le mie orecchie.
    Roberta Lepri

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  14. Wow grazie...cercherò di mettere insieme queste critiche positive e quelle negative per arrivare a un risultato che piaccia a più nasi possibili!

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