venerdì 30 marzo 2012

Tema: Pioggia a Palermo

Svolgimento


La città mi stranisce in quelle occasioni in cui si hanno cambiamenti climatici repentini. E Palermo, in quanto a cambiamenti repentini, è paradigmatica.

È questo uno di quei momenti in cui, dimentico delle follie del cielo, mi azzardo ad uscir di casa privo di un utensile che possa salvarmi da una pioggia scrosciante. E così mi ritrovo di colpo sotto l’arco, ad osservare le persone che corrono qua e là, quasi fossero ammattite, ognuna in cerca di un riparo. Sembra di vedere un formicaio, in cui le formiche, dapprima ordinate, ognuna col suo compito in testa da fare, ognuna con la sua commissione ben precisa, ognuna impettita, fiera di sé stessa e di quello che sta facendo, incurante persino della formica che le cammina accanto (seppure si accorgesse di averla, accanto), immersa in un sogno di vita…di colpo avvertissero l’odore del fumo: ed allora eccole! Le vedi correr all’impazzata, cospiranti nell’intenzione, senza che nessuno le guidi!

E poi ci sono quelle formichine coraggiose: le si vedono, spavalde, avanzare sotto l’acqua cadente. Strette nel loro cappottino a mo’ di corazza, coi loro ombrellini, ora bordeaux, ora giallo blu verde viola, ora variopinti a strisce radiali in cui si alternano i colori dell’arcobaleno, così da ingraziarsi il dio della pioggia.  E poi ci sono le formichine paffute, imbacuccate in cuscini di pelo di ogni sorta di animale, con la testa che sbuca dall’alto del cuscino, unica presa d’aria, unico elemento che fa capire che sono animali vivi, e non animali morti infagottati in pellicce vive. E allora via per le strade, a vedere ora un visone che porta a passeggio il suo animale da compagnia fra la sua peluria, ora un astrakan col suo furetto umano… e via via la sfilata diventa sempre più ricca, sempre più abbondante, sempre più varia, e montoni lama angora volpi foche di ogni dimensione e tipo, ognuno sotto il suo ombrellone (perché di ombrellone si tratta) anch’esso vivo, anch’esso sgargiante, il più appariscente possibile, di ogni tipo di foggia, ferro e legno e tessuto possibile, e decorazioni che li fan sembrare arazzi!


Ed io, nel formicaio pazzo, nella pioggia battente, ho notato con dolce stupore, un uomo alla fermata del bus, che copre con la sua giacca le spalle infreddolite di una vecchietta. 
Ma non sono stato l’unico osservatore: in piedi vicino a me, sotto l’arco, altri insetti hanno trovato riparo dalla pioggia, timorosi che l’acqua potesse far udire un rumore di vuoto dalle loro testoline se avessero continuato a stare sotto l’incombenza. E così, di minuto in minuto, la piacevolezza dei pensieri in libertà e solitudine lasciava spazio al disgusto. Disgusto per le parole vaporose che uscivano dalle loro labbra esangui. Ed ognuno cominciò a dir la sua. 

Allora la cinica gelosa vede in quel gesto l’approfittatore, e prorompe: 

- Sicuramente (perché la cinica è per antonomasia certa, anzi… certissima che è così) lui è l’unico nipote della facoltosa vecchietta impellicciata, che sicuramente non sa neanche lavare un piatto sporco, e spera che la nonna avida, consunta eppure arzilla con tutto il suo veleno in corpo, lo nomini nel testamento, anziché lasciar tutto a quegli odiosi e fetenti gattacci che vivono con lei, e che aspettano che si addormenti per divorarla. Perché è così: sicuramente ha dei gatti, ed è vedova. Ma sicuramente lui neanche saprebbe cosa farsene di  quei soldi! Si vede che è un morto di fame!
A ruota la brava mogliettina del ricco dottore in tenuta da corsa, viso d’angelo e maglietta bagnata, che ha appena fatto attività fisica (con l’amante), e che stupisce sempre il marito col suo fisico smagliante, emana il suo giudizio:

-  Macchè: è una morta di fame pure lei. Io me ne intendo. Quelle perle sono false. La plastica di cui son fatti i giochi del mio cane è più preziosa, gliel’assicuro gioia mia! – espressione che denota lo sdegno per la cinica, per i suoi capelli impagliati unti sozzi, per le unghia fucsia shock, per i polpacci grassi e deformati, e per le braccia da lanciatrice del martello. 

Il giovanotto in giacca di pelle ed aria da cacciatore la guarda compiaciuto, apprezzando le curve della donna, esaltate dalla shirt zuppa, ed esibite dalla donna dall’aria casta ed innocente con velata malizia. Ed anche lui esprime il suo parere, ovvero: dice le stesse cose dell’ultima, ma con parole diverse, perché oltre ad essere figo ha anche studiacchiato lui, e quindi quattro parole ad arte te le sa dire. E lei, furba ed attenta, si dice che un pollo in più nell’aia fa sempre comodo, e da’ il via al rituale d’accoppiamento.

La folla comincia la gara: tutti sanno ogni cosa,  e sanno tutto della vecchietta e del giovanotto, e tutti dissentono e concordano con gli altri, tutti hanno torto e ragione, e tutti ridono e si lamentano, e tutti parlano parlano, ora fitto, ora pacatamente, ma parlano!

- Ohi, ha smesso di piovere! – esclama uno.

E di colpo via! Le parole rimangono congelate a mezz’aria, e le formiche fuggono spasmodiche. Quella parentesi di breve convivialità evapora alla stessa velocità con la quale si condensò! Le formiche tornano tutte ai loro impegni, tornano tutte alle loro case, chi col suo ombrello chiuso, sicura che non pioverà, e chi con l’ombrello sottobraccio, e chi  lo trascina come un peso morto, e chi lo ripone nella borsa, e chi lo tiene aperto perché diffidente sia verso le condizioni meteorologiche, sia verso la vita in generale. E tutti racconteranno a sera la chiacchierata sterile e vuota ed insipida, arricchita di dettagli inverosimili,  esasperati al parossismo per renderla ancor più saporita.

E tutte si porteranno a casa nient’altro che aria insapore… ma di certo che qualcuna per cena  si porterà dietro almeno un bel pollo con la giacca di pelle....

Riccardo Giacalone

4 commenti:

  1. In genere ho una certa diffidenza verso i post lunghi, per riuscire a catturare l'attenzione e mantenerla con più di trenta righe ce ne vuole... ebbene, il tuo post trascina sino alla fine, quindi bravo! Il motore che ti trascina dritto a leggere tutto, senz'altro, è la cattiveria che fa da humus alla vicenda narrata, tutti avvoltoi in attesa di poter giudicare e dare sfogo al proprio abbrutimento.
    Questo racconto è uno sguardo su un particolare, dove - guarda caso - sono tutti cattivi: l'umanità però non è tutta così, non è tutto nero (così come bianco) ma ci sono i toni del grigio.
    Di tanto in tanto il tono è giudicante, se riuscissi a descrivere le stesse impressioni (di segno negativo) giocando sulla accettabilità della malvagità altrui, sicuramente faresti un passo avanti.
    Una cosa che non mi convince è l'io narrante (io, nel formicaio...), che diventa terza onnisciente in grado di leggere il pensiero altrui, che conosce il passato dei personaggi.
    Sotto il profilo linguistico, le cose che non mi piacciono:
    dolce stupore, labbra esangui, cinica gelosia, aria casta ed innocente con velata malizia..
    Al di là delle sottolineature, il racconto stringe il patto con il lettore, quindi merita.
    A rileggerti!!
    GD

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  2. Riccardo Giacalone2 aprile 2012 20:16

    Grazie mille Giorgio!
    Una cosa che nessuno sa è che ho scritto questo pezzo, come altri, a mo' di flusso di coscienza. Non l'ho corretto, se non in alcuni punti, ma che mi sono stati suggeriti da terzi.
    Spero di migliorare... e grazie ancora per le critiche e per gli elogi!
    RG

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    1. eh eh eh, attento ai flussi di coscienza, sono come i tramonti in pittura, facile ottenere un'immagine banale..
      A presto
      GD

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