giovedì 15 marzo 2012

Tema: Poche e semplici regole

Svolgimento



Legge libri Maria, e preferisce non aprirli completamente per evitare di rovinarne la rilegatura. Ogni tanto un angolo di pagina, alza lo sguardo, si distrae, controlla l’ora, poi ritorna alla lettura. Donna di grande cultura non vede l’ora di avvicinarsi ai parenti degli altri per raccontare storie di città, popoli, guerre. In mezzo agli altri lei c’è finita per caso, si vede subito, destino malato volle che l’unica figlia che se ne prendeva cura morisse giovane. La moglie del figlio invece non la vuole in casa, a volte la vita va così.

Anna guarda un punto fisso sulla parete di fronte a lei. Continuamente.  Si è formata una piccola crepa nel muro col passare del tempo, si allargherà pensa Anna, lo fanno tutte le crepe alla fine. Passerebbe volentieri i pomeriggi a parlare dei suoi nipoti, per lei tutti i ragazzini sono maschiacci e le ragazzine femminucce.

L’acqua della doccia è troppo fredda per Alfredo, e allora griderebbe, ma ha capito che lamentarsi peggiora la situazione e non smette di pensare al suo passato e aspetta sempre qualcuno dei suoi figli che, a detta sua, non vedono l’ora che se ne vada per spartirsi un’eredità già misera. Odia i suoi figli per quello che gli hanno fatto, e loro odiano lui perché perde tempo a morire.


Elena piange la morte di una sorella che non ha mai avuto, era figlia unica e le sarebbe piaciuto averne una, e intanto si sveglia al buio e parla da sola, e la mattina dice di aver parlato con la sorella morta. Nasconde bene i lividi che ha sul braccio, movimenti bruschi durante la notte dicono gli infermieri, e lei non parla e piange.

A novantaquattro anni senti che potresti cominciare a contare i giorni, ripete continuamente Alberto ai suoi parenti, bisognerebbe anzi ringraziare Dio per i giorni in più che mi sta regalando. Le dita della mano destra gli fanno ancora male dopo l’ultima volta, e adesso preferisce dormire con un solo cuscino.

Giuseppina si trucca ancora, non aspetta grandi occasioni, la mattina si alza e mette sempre uno strato di cipria, leggero, quasi invisibile, un filo di rossetto e poi si guarda allo specchio e si siede fuori ma non parla mai con nessuno del suo passato, fu famiglia nobile la sua, peccato che la vecchiaia non la ferma neanche la nobiltà. A tutti quelli che vede chiede, sei primogenito? E se quello risponde di sì allora lei si fa allegra e ribatte immediatamente: il primogenito è l’imperatore, il secondogenito il principe, al terzogenito non rimane niente, poi sorride e riprende il discorso lasciato, in attesa di ripetere ad altri la stessa domanda.

Angela, pittrice, racconta sempre dei suoi quadri e dei suoi numerosi amanti, guarda queste dita, dice, hanno fatto impazzire centinaia di uomini, non ce ne fu uno che non mi amasse, e intanto con leggerezza alza le mani e danza, anche se non c’è mai musica.

  1.  Se non usi le maniere forti questi ti mettono i piedi addosso.
  2.  Mai sul volto e mai sulle mani, punta alle dita se non ti ascoltano, alzale uno ad uno fino a quando non smettono di lamentarsi.
  3.  Schiaffi e pugni sono ammessi, anche qualche calcio se lo dai nel punto giusto, dove puoi coprirlo.
  4. Fai sempre attenzione a dove li colpisci, certo si potrebbe dire che hanno battuto mentre venivano lavati però sarebbe meglio evitare.
  5.  Se non vogliono mangiare, tappagli il naso e aspetta che aprano la bocca, dopo qualche giorno capiranno che devono fare da soli.


E adesso buon lavoro, benvenuto tra di noi.



FO







19 commenti:

  1. L'elencazione con i nomi propri che aprono ogni situazione non è certo una novità, però qui serve a sottolineare che si è gruppo pur restando individui. Per gli occhi degli aguzzini, solo un gruppo di carne anonima. Sono descritti bene i tic dei vecchi, le grandezze, le loro continue e splendide cantilene. Le violenze non sono raccontate direttamente, c'è qua e là un accenno e questo le rende ancora più forti. Le regole del campo di concentramento io le avrei alternate alle diverse situazioni ma è solo una questione di gusto personale. Il gusto per il disgusto, direi.

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    1. Grazie R.L!
      Inizialmente avevo alternato le regole alle descrizioni ma così penso funzioni meglio...

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  2. Non posso commentare, lo scorso settembre è ancora troppo "vicino". Se lo facessi sarebbe un commento pieno di insulti e auguri di morte.

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    1. Guarda, scrivilo da qualche parte che il 31 marzo te lo chiederò dal vivo (insulto per insulto)

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    2. @Wood posso aiutarti a scrivere gli insulti e gli auguri di morte?! In questo credo di essere bravissima!! eheh
      Ps. A me il post ha rinnovato moooolto la rabbia ed è piaciuto moltissimo. Insomma mi è bastato e non lo riesco ad immaginare diverso.
      Però non sono d'accordo con GD e con la "spiegazione" di personale sottopagato che sfoga la sua rabbia sui più deboli. Questa è gente che dovrebbe essere curata, gente che non ci sta con la testa, e non vedo come possibile scintilla di tutto questo male il fatto di essere poco retribuiti, altrimenti sarebbe un mondo di pazzi...
      AG

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    3. @AG
      fa parte della cattiveria umana prendersela con i deboli: siamo tutti indegni quando ci sfoghiamo con chi non c'entra niente; in case di cura e enti simili, spesso il personale è pagato in ritardo (oltre che pagato per pochi soldi), stressato da turni estenuanti...
      metti che uno ha bollette da pagare, debiti a destra e a manca..secondo te, con chi se la prende? con il vecchietto che fa le bizze....
      In ambienti lavorativi di questo tipo, il personale dovrebbe essere selezionatissimo e pagatissimo.. un po' come i piloti d'aereo... gente con la testa sulle spalle ( e non invece casalinghe che si inventano di essere infermiere e che vanno al lavoro con un senso di vomito)
      GD

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    4. è tutto vero quello che dici, ma continuo ad essere d'accordo solo in parte. Non posso accettare che gli stress lavorativié o il fatto di essere pagati poco e male porti a gesti del genere. D'accordissimo invece sulla necessità di personale selezionatissimo e sul problema che sta alla base di tutto : la cattiveria umana.

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  3. In questo tipo di racconti l'argomento finisce per prevalere sulla forma, difficile non lasciarsi influenzare dalla materia trattata.

    Il repertorio di vecchietti è realistico, bene l'accenno alle torture, il racconto rimane delicato.. dei personaggi descritti mi piacciono molto Giuseppina (la vecchietta che si trucca) e Angela (la pittrice): sono quelle che mantengono un legame con l'altra vita, quella dell'azione e del progetto, mentre questa in casa di riposo - ahimè - è solo di attesa.

    Le regole sone vere, espresse in modo verosimile - infermieri e guardie penitenziarie sono figli della stessa madre.

    Tornando sul racconto, sul registro etc, considerato il taglio scelto - da repertorio -, non presenta molte alternative: solo la scelta e il mantenimento della leggerezza. E sotto questo profilo il racconto funziona.

    Però: non è originalissima l'impostazione, Roberto Alajmo con il repertorio dei pazzi s'è fatto i soldi. Si poteva osare di più nascondendo, procedendo con maggiore reticenza... e però se il racconto vuol suscitare rabbia, ci riesce... ma dice veramente qualcosa di nuovo? no, però ricorda che il problema c'è, esiste ancora e non è stato risolto.
    Dà indicazioni su come agiscono gli assistenti con gli anziani - da una parte anziani con le loro esigenze, dall'altra personale sottopagato che sfoga la sua rabbia sui più deboli.

    GD

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  4. Piaciuto molto il tratteggio dei personeggi: in poche righe li vedi bene e funzionano tutti.
    Trovo troppo "slegato" l'elenco delle regole, sembrano un po' "buttate lì". Fanno rabbia (e in questo funzionano) però con uno sforzo narrativo in più avresti potuto farci vedere una scena con i personaggi negativi che nel testo aleggiano solo.
    Poi come gusto personale sulla storia a me piacciono di più le sfumature: mi sarebbe piaciuto trovare uno dei vecchietti rompiscatole che tormenta tutti (e faccia venire voglia al lettore di spezzargli le dita)e magari un inserviente che si prodiga facendo gesti di tenerezza di nascosto per non essere "mobbato" dai colleghi. Ma la storia è tua!

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    1. Si ma allora avrebbe dovuto essere un racconto breve, mica ci puoi fare stare di tutto in un post.

      Credo che ad un certo punto sia necessario fare delle scelte e tagliare alcune situazioni che si possono riprendere per farne un racconto lungo

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    2. secondo me lo "slegato" va benissimo. In generale il racconto mi piace, è morbido. ciao elena tenerezza.

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    3. la narrazione dovrebbe raccontare di un cambiamento (narrare + azione), in altri termini in un racconto dovrebbe succedere qualcosa.
      quello di Federico non è un racconto in senso stretto, non succede niente in termini narrativi: ci sono dei profili, ci sono delle regole, c'è un benvenuto.
      va valutato come scrittura marginale, secondo schemi "altri"..
      però non dimentichiamo che, marginale o non, con l'azione o meno, qualsiasi elaborazione è fatta di parole e sono quelle che hanno il potere di convincerti se il brano merita oppure no.


      gd

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    4. scrittura marginale un corno...fortuna che le ruote della tua macchina sono a portata di cacciavite! Ahahahah, scherzo, prenderò di mira solo gli specchietti...

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    5. @MANUBIRBA: Grazie per i consigli
      @CB: Bonfiglio? Wow! Questo me lo scrivo da qualche parte e dal mio banco faccio le linguacce agli altri! Grazie!
      @Wood: è vero, però la sfida sta pure in questo, no? Far entrare un racconto che funziona in poco spazio! Grazie!

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  5. Risposte
    1. azz...credo di sapere chi sei! ahahah

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    2. svegliati sono il tuo dio16 marzo 2012 17:44

      :D quello che legge dall'alto, leggeva

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  6. delicato racconto di denuncia. mi è piaciuto
    llg

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  7. Critica spietata? Credo il post lo sia già di suo...anche se tutti ti hanno scritto che è un post delicato io credo che faccia più male proprio per questo. Mi sono piaciute le caratterizzazioni dei personaggi ma soprattutto quella di elena, l'ho trovata davvero interessante e toccante e completa. La signora del primogenito ecc...forse dovevi rendere meglio il ritmo della cantilena e della ripetizione.

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