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mercoledì 12 febbraio 2014

Tema: L'amore di una donna



Sez. Mi sono innamorato di te perché
Svolgimento


Dal cassero della sua Itaparica mentre scrutava col cannocchiale la riva di Laguna presso il porto di Santa Caterina in provincia di Rio Grande, la vide: era il 21 luglio del 1839 e Giuseppe Garibaldi, un bel giovanottone di trentadue anni, combatteva contro gli imperialisti brasiliani per l’indipendenza di Rio Grande del Sud.

La giovane donna era Ana Maria de Jesus Ribeiro e aveva appena diciotto anni e da tre era già la moglie di Manoel Duarte de Aguiar: la vide e poi non la rivide più fino al giorno in cui, durante un’ispezione proprio nel paese di Laguna, Garibaldi notò davanti all’uscio di un’umile casa una donna molto giovane, dai capelli lunghi corvini, che piangeva, era lei: che succede? perché questa disperazione? Ana Maria lo guardò, lo bucò con lo sguardo e rispose: mio marito sta morendo a causa sua, generale.

Garibaldi si offrì di aiutarla e trasportò il marito di Ana Maria, un soldato dell’esercito imperiale che era stato ferito dai suoi uomini, in ospedale. Per due mesi Garibaldi non allentò di andare a trovare lei che a sua volta andava ad assistere il marito in fin di vita che però non trapassava mai: tra pochi giorni ripartirò e tu devi essere mia. Lei ci pensò lo stretto necessario, giusto il tempo di prendere due cosette e abbandonare il marito moribondo.

L’eroe dei due mondi incontrò così, come egli stesso scrisse nelle sue Memorie “la madre dei miei figli! La compagna della mia vita nella buona e nella cattiva fortuna! La donna il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte”.


giovedì 30 gennaio 2014

Quaranta giorni! di Lucia Immordino, Aletti Editore

Sez. Amici della Maestra
Svolgimento




Cercavo dentro i cassetti dell’enorme scrivania, tra i libri della polverosa e strafogata libreria, tra le “veterane” carte nel “vecchio” studio di mio padre col mobilio in mogano scuro, un atto di un “vetusto” immobile, quando mi ritrovai tra le mani una carpetta logora dentro cui vi erano fogli di diversa consistenza, di differente misura e ingialliti dal tempo; qualche foglio macchiato forse da gocce di sangue o di ruggine; altri sbiaditi, poco leggibili.

Incuriosito incominciai a sfogliarli.
Capii dalla numerazione dei giorni che avrei dovuto seguire un certo ordine.
La scrittura sembrava della stessa mano: talvolta fitta, altre volte più distesa, altre ancora, presentava un tratto nervoso.
Chi scriveva era una ragazza, mentre i giorni sembravano numerati da qualcun’altro.
Ad un tratto persi interesse per l’atto e cominciai a cercare ulteriore materiale tra quei fogli.
Trovai documenti, appunti vari tracciati da mio padre.
Provai una stranissima sensazione.
In un pezzo di carta c’era annotato: “Giorno 24 giugno 1944 muore Sarah Tamar all’età di trentatre anni, nel campo di sterminio di Mauthausen”.
Su un’altra striscia di carta, scritta con del sangue, vi era vergata questa epigrafe “Ricordatevi di me con riso e gioia. Se di me ricorderete con pianto e lacrime, allora non ricordatevi affatto”.
Sarah Tamar, questo nome non mi diceva nulla.
Cercai ancora fra le carte: capii subito che i numeri dei giorni erano stati compilati da mio padre.
In un appunto era sottolineato che gran parte degli scritti di Sarah Tamar era andato perduto e lui aveva messo insieme ciò che ne era rimasto, tentando di tenere il conto cronologico degli eventi in cui ella aveva scritto.
Spulciai ancora un poco e trovai delle lettere.
Queste però erano di un periodo anteriore alla tragedia, sembrava certa corrispondenza tra Sarah Tamar e un tale Leone.
Che fosse lo stesso Leone detto “l’ateo”, medico, amico di mio padre, che scelse da sé il confino in Aspromonte dopo la morte di Matteotti?
Dalle notizie tracciate nelle lettere sembrerebbe proprio di si …


mercoledì 22 gennaio 2014

Tema: In viaggio con Sihaahm

Svolgimento



GAZA - La durissima offensiva israeliana contro Hamas è arrivata dal cielo: una serie di raid aerei lanciati dalla mattina hanno colpito il porto, le caserme di polizia e le sedi della sicurezza a Gaza. Poi l'attacco è proseguito in altre zone della Striscia. Obiettivi distrutti, ma il bilancio è gravissimo: fonti mediche parlano di 225 morti e 400 feriti, tra i quali anche donne e bambini.

Corriere della sera - esteri 27/12/2008

L’ho vista, aiutami a spostare la trave Giù, è qui ti dico: è viva. deve essere viva! dopo due giorni dai raid aerei, Federico tentava di trovare ancora Sihaahm: non riusciva a smettere di cercarla non sentiva lo stimolo della fame della sete del sonno, perfino la pipì non era riuscito a fare durante la ricerca della bambina, di Sihaahm che da quando era arrivato alla Striscia lo andava a trovare quasi tutti i giorni in caserma e gli portava i fiori che raccoglieva ai bordi della strada, talvolta erano semplicemente ciuffi d’erba: era certo che fosse viva. finalmente sentì qualcosa, un lamento. fulmineo si spostò sul luogo dove pensava di aver udito il gemito e cominciò a scavare a mani nude e con tutta la forza che aveva ancora in corpo. il suo compagno d’azione ed amico non lo mollò un attimo: sterrarono insieme fin tanto che riuscirono a trarla fuori dalle macerie.
Federico l’abbracciò, la strinse forte e iniziò a sorridere tra i singhiozzi: Sihaahm era viva! aveva la testa piena di sangue raggrumato, aveva una gamba rotta che penzolava in maniera scomposta,  ma era viva. cominciò a correre velocemente verso l’ospedale di campo e durante il tragitto, a piedi prima, in jeep poi con Giulio, tra le lacrime e la paura di perderla sussurrava “aiutooo, aiutami ti prego, non deve morire”. la guardava l’accarezzava la stringeva e piangeva di contentezza perché la sentiva respirare stretta al suo corpo di soldato: era viva. In ospedale la soccorsero subito, dopo essersi accertati delle sue condizioni, la prepararono per operarla alla testa e alla gamba. 

lunedì 30 dicembre 2013

Tema: La partenza della Jolanda

Svolgimento

Durante l’ultimo mese il lavoro s’era fatto più pressante e le ore del suo contratto non bastavano più. Le giornate lavorative sarebbero dovute essere di almeno quarantotto ore e di altrettante ore sarebbe dovuto essere il suo riposo. Nonostante la stanchezza però quella sera decise di uscire con i più simpatici passatempo dei suoi amici e stare in giro per la notte bianca della città. 
Arrivò a casa, cenò velocemente, si docciò, si vestì e iniziò a porre rimedio alla sua faccia segnata dallo stress: correttore per le occhiaie, un po’ di fard e infine il rossetto. Fatto. Ma quando si riguardò allo specchio si accorse che il colore non aveva avuto alcuna presa sul suo viso: era ancora pallida. Rincarò la dose, ma di nuovo niente, senonché, nel pieno silenzio della sua casa vuota, sentì il fard dirle: senti, per stasera lascia perdere, neanche con quattro passate di ducotone riusciresti ad ottenere un risultato decente! 
Sto impazzendo, pensò, ma convinta davvero che se anche avesse aumentato ulteriormente la dose di fard non avrebbe comunque sortito alcun effetto, lasciò perdere e andò incontro ai suoi amici, non certo meritevoli di puntualità: ma questi hanno proprio litigato con le lancette dell’orologio! le 21:30, le 22:00, le 22:30, potevo restare a casa in quest’ora e depilarmi, l’ultima volta che l’ho fatto era estate. Certo adesso che è inverno e c’è freddo converrebbe tenerselo qualche pelo in più, risparmierei sul riscaldamento! oppure togliermi questo baffetto alla Mustafà Kemal con un po’ di ceretta.

mercoledì 25 dicembre 2013

Tema: Bambin Gesù

Sez. In fuga dal presepe
Svolgimento

Siamo in Paradiso e Dio si sta affannando  a cercare il suo arcangelo preferito.
Dio: Ma dove ti sei cacciato? Gabriele, dove sei?
Gabriele: Eccomi signore, sono qui. 
Dio: Ma qui dove che non ti vedo? 
Gabriele: Signore ma dove ha lasciato gli occhiali? La sua presbiopia aumenta di eternità in eternità! 
Dio: E’ vero, ed ultimamente sono anche un po’ distratto. penso che sia giunto il momento di metter su famiglia: mi sento solo e con la vecchiaia che incombe è meglio avercelo un erede, che ne pensi? hai il libero arbitrio, puoi parlare, certo stando attendo alle parole che dici.
Gabriele: Ma Signore, voi siete Dio, e non avreste neanche bisogno di portare gli occhiali, se non fosse che vi siete fissato con il fatto che dobbiamo essere avanti! Ma avanti dove?
Dio: Gabriele, Gabriele… senti, fatti un giro sulla Terra e vedi se c’è qualche fanciulla che può fare al caso mio. 
Gabriele: In effetti, mio Signore, l’ho anticipata: ci sarebbe una certa Maria di Nazareth, minorenne, ancora illibata che potrebbe fare al caso suo.
Dio: Bene. Abbiamo qualche foto della fanciulla? Posso vederla prima? 
Gabriele: Ma Signore, quante volte le devo ricordare che lei è Dio?
Dio: Si è vero, ma queste cose del 3000 d. C. mi piacciono. Va bene, vada per Maria. Ma se non erro non è fidanzata con quel bonaccione di Giuseppe? 
Gabriele: Appunto, Signore. 
Dio: Io t' ho capito a te, Gabriele. Va bene, domani, 25 marzo dell’anno zero, nel tardo pomeriggio andrai a trovarla e le dirai come stanno le cose.


domenica 1 dicembre 2013

Tema: ...e il piccolo è in giro per il mondo a costruire ponti

Svolgimento

Penso che mia madre alla nostra età c’avrebbe voluto “sistemati”, invece ultratrentenni siamo ancora in cerca di un lavoro vero e di una storia altrettanto seria. 
Io sono il mister di base in una scuola di calcio, dove a stento ci prendo le spese per pagarmi l’affitto, infatti è per mangiare che devo trovare un secondo impiego, mentre mio fratello, laureato, è stato assunto da una cooperativa comasca dove carica e scarica merci per la COOP, e certamente non per i suoi meriti universitari, ma per il semplice fatto che sa usare il muletto. Anche lui arranca con le spese: lo stipendio, misero, non glielo pagano regolarmente, credo un mese si e uno no. Va a finire che tutt’e due per sopravvivere, dobbiamo attingere dalla pensione di mia madre.
Ho degli amici che sono andati via, alcuni sono fuggiti in Inghilterra, altri in Australia. Io sono evaso da casa di mia madre per evitare di fare il fannullone a vita, ma mi sono spostato di poco, e rischio di finire sotto i ponti come un barbone a chiedere l’elemosina.
Certi giorni mi sembra che sia la soluzione migliore.
Non riesco neanche a pensare di avere una storia seria, un amore per prima cosa ha bisogno di soldi: se comincia senza, non ha dove andare. Idem mio fratello.
Mia madre ci incoraggia sempre ogni volta che ci sentiamo per telefono, ma dalla voce, lo capisco,  patisce i nostri fallimenti come suoi. Non le appartengono le nostre situazioni. Ha faticato tutta la vita per tirarci su onesti e di buona volontà, specie dopo la morte di mio padre. Noi due eravamo poco più che ragazzini.  E ce ne sono voluti buona volontà e sacrifici, da parte di tutti e tre, per laurearsi mio fratello, che studiava e lavorava contemporaneamente. Io di scuola ne ho sempre voluto poco. Ricordo una volta, quando mia madre venne a ritirare il pagellino, che in Tecnologia trovò un NC e mi chiese cosa significasse, ed io con molta disinvoltura le risposi: “Notevoli Capacità, mamma”. Ci credette. 

giovedì 31 ottobre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: L'incubo peggiore

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Precipito. Continuo a cadere. Piombo in un vuoto e in un buio. Urlo ma la voce non esce. Non sento più le gambe. So che è un sogno; sì, sto sognando di correre per una strada scura, nera, senza luna. Mi volto indietro perché qualcuno di cui ho molta paura mi sta seguendo, solo che io sono più veloce, lui zoppica. Poi, non so come, inizio a cadere. So che è un sogno e voglio svegliarmi ma non ci riesco. Sento il mio cuore battere forte, le vene pulsare in maniera convulsa. Ho consapevolezza del mio respiro affannoso. 
Finalmente mi sveglio, sgrano gli occhi perché voglio appurare di essere cosciente. Guardo nel buio e non scorgo nulla. Provo a spingere le gambe, ma non rispondono al mio comando di muoversi. Non sono più certo di essere sveglio. 
Richiudo gli occhi e ripiombo nel sogno, solo che questa volta sono dentro ad una casa vecchia, diroccata. Non c’è nessuno, almeno così sembra. C’è buio: il buio mi perseguita. 
La casa è parchettata e ad ogni passo si sente un rumore di tegole arse e smosse. C’è una scala, inizio a salire, faccio attenzione. Sento bisbigliare. Mi ritrovo in un corridoio e da un momento all’altro immagino di vedere il bambino sul triciclo di Shining. Mi avvicino alla stanza da cui sento provenire le voci e da cui promana una fievole luce. La porta è socchiusa. Ho paura ma lo stesso la spingo e intravedo seduta a terra una bambina, di spalle, che gioca con delle bambole tutte decapitate e parla con loro sottovoce.  Poi comincia a canticchiare una cantilena ipnotica. Vorrei toccarla per farla girare verso di me ma ho paura. Voglio svegliarmi. Lo so che è un sogno, ma non ci riesco. Mi ritraggo e faccio per andarmene che la bambina smette di cantilenare e si gira verso di me. Una bellissima fanciulla solo che sono impietrito: si è voltata roteando il collo a trecentosessanta gradi stando ferma con il resto del suo corpo. Provo ad urlare ma la voce non esce. Cammino all’indietro sempre più velocemente.
Precipito di nuovo nel vuoto.
Mi sveglio. Sono nella mia camera. Sento gente attorno a me, ma non vedo nessuno. So che ci sono persone perché percepisco il loro sussurrare e avverto i loro respiri. Ma che sta succedendo?

lunedì 28 ottobre 2013

Tema: L'obbedienza

Svolgimento

Aveva deciso di entrare in convento che non aveva neanche diciannove anni. Raccolse tutto il coraggio e comunicò la decisione ai suoi; la madre si fece venire uno svenimento mentre il padre arrabbiato disse: - Se  fai questo passo ti diseredo e lo stesso giorno in cui tu prenderai i voti, io farò affiggere sui muri del paese le cartelle da lutto dove ci sarà scritto: “Oggi è morta Diletta, unica figlia di Caputo Beniamino e della sua consorte Rosa Maria che ne danno il triste annuncio.” Diletta cominciò a piangere e corse in camera sua dove giaceva sul letto, ancora aperta, da completare, l’unica valigia che aveva deciso di portare con sé, in cui  avrebbe messo quelle poche cose di cui  di solito dispongono le ragazze che entrano in convento. Diletta si era innamorata di certe suore che nell’ estate di qualche anno prima erano venute nel suo paese a fare un po’ di apostolato: cantavano, suonavano la chitarra, organizzavano giochi e momenti di preghiera e riuscivano a circondarsi di ragazzini, molti ragazzini, specialmente quelli cresciuti per strada. Lei si imbatté in loro per caso e da quel momento non le mollò più. Dopo che finì la stagione estiva, Diletta, oltre a studiare per diplomarsi, iniziò un’amicizia epistolare con la superiora che a poco a poco la convertì totalmente alla loro causa.
Santa causa, per carità, ma vien da chiedersi: quanto c’era di Diletta in quella scelta?
Dopo la lite furibonda con i suoi, di notte, lasciò la casa paterna e fuggì per entrare in convento.. Che tristezza andare via così! Se fosse fuggita con un ragazzo ci sarebbero state le sue braccia e il suo corpo a darle conforto, un amore e una passione comune,  ma in questo caso doveva accontentarsi dell’idea dell’amore di Dio.
Arrivò che era notte fonda, i due amici con i quali era giunta, la consegnarono ad una suora portinaia, che era chiaro, volentieri sarebbe rimasta a letto, ma mai avrebbe potuto disobbedire ad un ordine della superiora: con il voto dell’obbedienza come l’avrebbe messa? Iniziò così la sua vita monacale. Bisognava seguire certi ritmi: studiare, pregare; studiare, pregare,  lavorare; studiare, pregare, lavorare, aiutare le suore anziane; studiare, pregare … Passava il tempo ed ella si convinceva sempre di più che quella era proprio la vita adatta a lei. Finì il primo anno come aspirante, poi gli altri due come postulante e infine l’ultimo come novizia.
Era un modello per tutte.

venerdì 18 ottobre 2013

Tema: Giusy Ferreri, seconda classificata a X Factor 2008

Sez. Il Secondo Posto
Svolgimento

Ma quant’ è simpatico quello con i capelli ricci!, come si chiama? e che nome ha il suo gruppo?, chiede mia madre a mia sorella.
Ma che ne so. (A lei piace Giusy Ferreri, gli altri cantanti potrebbero morire). Ma’, è una band!
Ah, e come si chiama la sua band?
Aram Quartet, e ora stai zitta che non mi fai capire niente.
Mia madre, con i grembiule e lo strofinaccio ancora in mano, che stava finendo di pulire la cucina, scivolò pian piano dal bracciolo sul divano accanto a quell’ arpia di mia sorella che, con un occhio ad X Factor e un altro al portatile, smanettava su Google per trovare la traduzione di una versione di latino che la prof voleva per l’indomani.
Mamma, ma che fai?, ti sposti per favore che mi fai cadere i fogli!
Ma dico io, se devi studiare perché non te ne vai in camera tua e mi lasci vedere il programma in santa pace.
Ma non devi finire la cucina?
Se parli ancora la finisci tu la cucina e in più te ne vai nella tua stanza a studiare come si deve, no che prendete in giro i professori!
Mia sorella, incazzatissima, si alzò dal divano, prese fogli e portatile e sbatté il tutto sul tavolo da cucina. Intanto ad X Factor c’era un gran movimento tra i giudici: Morgan ringhiava contro la Ventura, la Ventura starnazzava, la Maionchi tra un Blurp e un altro (e totalmente per i casi suoi), ribadiva la solita frase: siete bravi ma per me è NO.

sabato 5 ottobre 2013

Tema: Seguendo la bara

Svolgimento

Era morto.
Eh sì, era proprio morto!
Stava lì, sul letto, circondato dai soliti ceri, quelli lunghi e grossi, accesi.
Non c’erano fiori nella stanza, ma su un mobile un cestino con delle offerte: così aveva voluto.
Le mani, che stringevano il rosario e un libro di preghiere poggiate l’una sull’altra, erano composte sulla sua pancia.
Certo, per uno che di Dio e di Chiesa ne aveva voluto sempre molto poco, c’era di che pensare…
(Un mega paradosso!).
“Le convenzioni”, “tutti fanno così”, “non dobbiamo far parlare la gente”: queste le vere motivazioni.
La bocca tenuta chiusa da un aggeggio trasparente, anche i piedi erano tenuti uniti da un altro attrezzo simile, creato apposta per queste mansioni, magari da qualche ingegnere precario.
Panni neri scendevano a oscurare gli specchi per evitare che il riflesso della morte si proiettasse all’infinito.
La moglie addolorata, appoggiata al figlio trentenne, bamboccione, non aveva più lacrime.
Il figlio lo fissava e pensava a cosa avrebbe fatto adesso che il suo sostentamento era trapassato.
Sì, era stato un buon padre, un po’ rompicoglioni con la fissa che avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, ma tutto sommato un buon padre.
Certo ora conveniva effettuare la reversibilità della pensione, quella di mamma era la minima, sì, quella sociale, quella che si dà alle casalinghe, quella che non arriva neanche a cinquecento euro al mese;  mentre la pensione di papà era quella di un funzionario del comune ed era di quasi mille euro.
Sì, al più presto era necessario fare la reversibilità se voleva continuare a vivere come aveva fatto fino adesso.
Due uomini dell’agenzia, in vestito, eleganti, a cui si erano rivolti per il servizio funebre, entrarono nella stanza e fecero segno che era ora.
Tutti gli astanti si alzarono e uscirono.
I due delle pompe funebri, che poi non ho mai capito ‘sta storia delle pompe, sistemarono la salma nella bara e lo fecero velocemente e con professionalità.
Al momento della saldatura, la moglie ebbe qualche sussulto in più e si aggrappò al figlio che la strinse e poi l’abbracciò.
Collocarono la bara lì dove poco prima c’era stata la salma, misero sul coperchio un cuscino di rose rosse con una striscia viola con su scritto: “La moglie e il figlio”.
Ancora, i tizi delle pompe entrarono nella stanza per dire che era ora di andare in Chiesa per la Messa.
Al figlio veniva quasi da ridere: una Messa per lui che in Chiesa non c’era più stato dal ’58! 
Chissà come l’avrebbe presa se avesse potuto assistere al suo funerale!
Ma: “le convenzioni”, “tutti fanno così”, “non dobbiamo far parlare la gente”, hanno avuto il sopravvento su un gesto che invece andava fatto per pura questione di correttezza.
Chiesa piena e Messa lunga, resa ancora più lunga dal Parroco che, avendo visto la Chiesa piena, non si lasciò sfuggire l’occasione.