venerdì 2 novembre 2012

Tema: Se arrivano i morti, ti tirano i piedi!

Svolgimento


Durante la notte del 1 Novembre la piccola Rosalia non riusciva a prendere sonno.
Distesa sul suo lettino, le ombre e l'oscurità sembravano più inquietanti del solito. I suoi genitori, le avevano raccontato che, durante quella notte, i parenti defunti sarebbero giunti a casa loro per portare dei doni ai bambini della famiglia: giocattoli, frutti di marzapane e caramelle. Rosalia era terrorizzata: vedeva ombre ovunque e talvolta sentiva le lenzuola del suo letto muoversi in maniera insolita e inaspettata. I suoi compagni di scuola erano stati davvero antipatici. Le avevano detto che durante quella notte bisogna chiudere gli occhi e cercare di non fare caso né ai rumori insoliti né tanto meno agli scricchiolii dei mobili: una leggenda diceva che, se i parenti defunti fossero giunti e avessero trovato i bambini svegli ad attenderli, molto probabilmente li avrebbero portati via tirandoli per i piedi. Passavano le ore. Rosalia non riusciva a dormire. Era troppo terrorizzata per farlo: non faceva altro che immaginare zii e bisnonni distesi nella bara, con gli occhi infossati, le mascelle rigide e il fazzoletto attorno al viso. E chi se ne frega se lo zio Antonino era stato tanto buono con lei, se la portava al parco a prendere il gelato e a dare da mangiare ai piccioni: lo zio Antonino adesso riposa al cimitero!
Una volta un compagno le aveva raccontato che era stato tanto coraggioso da intrufolarsi all'interno di quello comunale, per vedere se era vero che le lapidi si muovono e che dei fuochi fatui gironzolano in cerca di un po' di vita. "Brrrrrr! E chi se lo scorda più quel racconto? E se aprendo gli occhi vedessi lo zio seduto ai pedi del letto? Oh Dio, no, no! Mi prenderebbe un'infarto!" Mentre pensava a queste cose, ecco che la porta della sua stanza comincia a cigolare "Aiuto! Aiuto!!! Mamma mia, sono arrivati, i morti sono arrivati! Se mi trovano sveglia mi tirano i piedi! Chiudiamo gli occhi, subito! Forse se faccio finta di dormire nessuno si accorgerà di me e allora, lasceranno i loro doni e andranno via!"
"Rosalia", chiamò una voce. Il cuore della bambina per un momento si fermò. Una mano calda si posò sulla sua spalla "Vattene via, lasciami in pace!" pensò Rosalia.
"Rosalia, Sono la zia Rosa: non ti ricordi più di me? Sono la sorella dello zio Antonino. Guarda: c'è anche lui accanto a me." 

Rosalia tremava: se avesse risposto, se avesse aperto gli occhi gli zii l'avrebbero portata via. Il suo respiro divenne sempre più affannoso e sudava, sudava dalla testa fino ai piedi.
"Rosalia perché fai così? Non ti va di venire con noi? Ti abbiamo portato tante belle cose: gli stivaletti rossi che ti piacevano tanto, un ombrellino a pois e tanti dolcetti di marzapane! Abbiamo fatto un viaggio lunghissimo per venirti a trovare e non sai quanta fatica ci è costata. Su, apri gli occhi, sappiamo che sei sveglia!"
"Che cosa faccio?" pensò fra sé " se apro gli occhi morirò d'infarto, sicuro! Io non voglio morire, non voglio vedere nessuno: voglio solo che se ne vadano via!" 
I mobili della stanza scricchiolavano e nonostante le finestre fossero chiuse, c'era molto vento. "Cosa faccio? Li apro o non li apro? E se li apro cosa mi succederà?"
Ormai era spacciata: i defunti si erano accorti della sua finzione e non intendevano ripartire senza averla salutata. D'altro canto erano stati molto gentili: chissà che viaggio devevano aver fatto per
giungere fin qui dal Paradiso. Forse è meglio aprire gli occhi e affrontarli con coraggio! Aprì gli occhi e così facendo si svegliò. Accanto al suo letto non vide nè lo zio Antonino nè la zia Rosa ma, mamma e papà che nascondevano dei dolci, muovendosi lentamente, per non svegliarla. "Ah!" esclamò Rosalia. Sorridendo si riaddormentò. Il giorno dopo, come se nulla fosse successo, prese i suoi dolcetti. Poi accompagnò la mamma al cimitero, per andare a trovare gli zii. "Ti ricordi della zia Rosa, dello zio Antonino? Forse eri troppo piccola per ricordartene. Erano i fratelli della nonna e ti volevano un sacco di bene. Quando eri piccola piccola, la zia entrava in camera tua e, per farti addormentare, ti cantava una ninna nanna e tu ti addormentavi subito mentre lei ti cullava. Eh sì, la zia Rosa ti voleva tanto bene! Era anche una donna molto bella: capelli neri, occhi azzurri, seno formoso e vita stretta! In paese l'ammiravano tutti e si racconta che quando morì -non aveva neanche quarant'anni poverina- molti uomini portarono sulla sua bara delle rose rosse, dei gelsomini e delle violette. Lei amava molto le rose. Non ebbe mai figli, purtroppo."

Giunsero davanti alla tomba. Mentre la mamma puliva le lapidi, cambiava l'acqua dei fiori e sostituiva quelli secchi con quelli freschi, Rosalia pensava all'episodio della notte appena trascorsa.
Era stato solo un sogno oppure era tutto vero? Non ricordava di essersi addormentata, soltanto di aver chiuso gli occhi. E poi quelle voci, quella mano calda... era tutto così reale!
Forse era stato un brutto sogno. Pregò insieme alla mamma davanti alla tomba degli zii poi, mentre si guardava intorno, notò qualcosa di molto colorato che stava nascosto dietro alla lapide.
Si alzò e andò a vedere. Non poteva credere ai suoi occhi: lì dietro, ad attenderla vi era un ombrellino a pois, un paio di stivaletti rossi, dei dolcetti e una fotografia della zia Rosa all'età d trent'anni che, sorridente e maliziosetta, strizzavano l'occhio allo spettatore.

Mimì

6 commenti:

  1. Ma che bello Vale!! Mi è piaciuto tantisimo!
    Non approvo solo l'uso della parola "infarto" detto da una bimba , per il resto tutto ok!!

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  2. Quand'ero piccolo (tanti anni fa) avevo veramente paura che i morti il 2 di novembre venissero a farmi il solletico ai piedi (ok, lo ammetto, fino a un decennio fa), da quando me l'hanno detto ho deciso di dormire sotto le coperte anche in estate con 40 gradi a mezzanotte (vabbò, cinque anni fa), stavo sotto le coperte e sudavo in continuazione e non riuscivo a dormire, le lenzuola appiccicate addosso, non respiravo (basta! fino 2 anni fa), mi coprivo completamente e facevo uscire solo un occhietto per spiare fuori, però ancora nessun morto. Ancora niente...ok, basta, lo ammetto! dormo ancora sotto dieci strati di coperte pesanti anche in estate con duemila gradi fuori per paura che i morti mi facciano il solletico ai piedi. Che poi non lo soffro neanche il solletico ai piedi!

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    1. E tu faglielo fare il solletico... così se ne vanno soddisfatti! Quei poveri disgraziati staranno aspettando da decenni di poterti fare "cicicì" al piedino :D

      Io mica gli darei torto ;)

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    2. IL solletico ai miei piedi? Proprio perchè sono dei poveri disgraziati non vorrei farglielo fare, non vorrei morissero un'altra volta!

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  3. Grazie!
    In realtà la parola l'ho presa in prestito da mia madre, protagonista del racconto: ho attinto dai suoi ricordi e di come viveva male la notte del 2 novembre :)

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  4. Mimì/Valè, sto racconto mi piacque assai assai assai, la cosa che i morti tirano i piedi è notevole.
    Ed è bella la scrittura, fluisce, trascina sino al finale che però, secondo me, chiude troppo con la somma perfetta di tutti gli addendi e un finalino "buonino" da "buoni" sentimenti.. e inzomma, vogliamo renderci conto che la narrativa che parla di cattiverie è molto più interessante di quella che scrive di bontà e vite dei santi?
    gd

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