domenica 29 gennaio 2012

Sez. 8 marzo - Tema: La casalinga di Voghera

La casalinga di Voghera si chiama Adele. Sin da piccina, un po’ come a Gertrude, le vennero regalati bambolotti da accudire e minipentole con cui spadellare fino all’esame della quinta elementare, che le fruttò l’agognato “dolce forno” e il permesso di cucinare qualcosa per davvero.
Finite le medie si trovò a dover scegliere una scuola superiore e si impanicò: nessuna scuola aveva quello che lei cercava perciò si iscrisse a un istituto commerciale.
Dopo il diploma accettò l’offerta di lavorare come cassiera nel bar vicino a casa pensando un po’ arditamente che potesse essere un buon posto per trovare marito. Era una ragazzina dolce e timida, con gonne sotto il ginocchio cucite in casa e le fossette sulle mani grassocce e non ci mise molto ad innamorarsi di Mario, un ragioniere di dieci anni più grande di lei che tutte le mattine alle otto entrava al bar e dopo averla educatamente salutata ordinava un latte tiepido macchiato senza pellicina. Il ragionier Mario, dopo sei mesi di latte e saluti timidi, si dichiarò una sera di novembre, venti minuti prima dell’ora di chiusura. Aveva preso coraggio e un vermouth a stomaco vuoto. Si sposarono in maggio: lei col velo candido e lui con le scarpe nuove lucide, un po’ strette. Decisero subito che lui avrebbe pensato al mantenimento mentre lei avrebbe badato alla casetta e ai figli, magari un maschietto e una femminuccia.
Adele pianificò la vita matrimoniale con la grinta del generale von Clausewitz: sveglia ore sette in compagnia della radio, alle otto latte tiepido per Mario, riassetto del letto e prima spolverata generale entro le nove, tra le nove e le dieci e mezza spesa al mercato che costa meno, poi bucato, pranzo, lavare i piatti e nel pomeriggio a rotazione: vetri, cera sui pavimenti, inamidatura e stiratura biancheria, battitura tappeti. Un paio di volte all’anno rinfrescata corredo e lavaggio accurato dei servizi buoni di patti e bicchieri. A questa routine si aggiunsero anche, nel giro di tre anni un bel maschietto per cui il papà scelse il nome Giuseppe e una femminuccia che lei volle chiamare Rossella. L’arrivo dei bambini modificò un po’ le abitudini di Adele che riuscì comunque a conciliare tutto egregiamente: gli impegni scolastici dei bambini e la faticosa manutenzione della casa. Adele cominciò anche a fare qualche conoscenza tra le mamme dei figli e così si concesse anche un pomeriggio ogni tanto a casa dell’una o dell’altra a bere una tazza di caffè e a chiacchierare di insegnanti e figli e di università da scegliere tra Milano o Bologna.
Un mattino di giugno, con i ragazzi all’Università, si svegliò con dei dolori addominali così forti da non trovare la forza di alzarsi. Si girò verso Mario e gli chiese se poteva prepararsi da solo la colazione perché lei non si sentiva molto bene. Lui si fece la barba e vestì per andare in ufficio brontolando che avrebbe fatto colazione al bar.
Quando i carabinieri la trovarono tutta insanguinata con in mano il pesante ferro da stiro con cui aveva sfondato il cranio di Mario, lei riuscì solo a balbettare frasi sconnesse sulla quantità d’amore che serve per preparare il latte tiepido senza pellicina per quarant’anni di mattine tutte uguali.
Adesso Adele vive nella cella più pulita del carcere. La sua ulcera è guarita e contrariamente alle altre detenute lei apprezza molto la routine del carcere con i suoi tempi scanditi. È rimasta una persona timida ma è sempre molto, molto gentile con tutti. Alla radio ha aggiunto anche la compagnia di un libro diverso ogni settimana. A volte le altre le chiedono un consiglio su come levare una macchia o fare un rammendo: allora Adele si illumina tutta e diventa quasi bella. 

MB

20 commenti:

  1. io m'incazzo se mi stirano le camicie, faccio bene?
    GD

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    1. Quelle a quadretti? ma chi quella temeraria che ha il coraggio di farlo senza rimanerne ipnotizzata come dopo un elettroshok??

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    2. Dipende da chi te le stira :)
      Comunque anche un "grazie" a volte previeno il "botto"
      MB

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  2. fantastico eh eh eh
    meis

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    1. GRAZIE! e ... buon 8 marzo a tutti!!!

      MB

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  3. "Casalinga di Voghera" è un'espressione popolare molto comune nel giornalismo che vuole rappresentare quella fascia della popolazione italiana dal basso livello di istruzione e che possiede un lavoro generalmente molto semplice o umile, tuttavia "rispettabile" per il suo senso pratico di stampo tradizionale. Di rado viene utilizzata in senso dispregiativo, altre volte è usata come sinonimo di saggezza popolare.

    ahahhaahaahaah, W casalinga, divide la stessa ala con i fidanzatini di Novi Ligure la mammina di Cogne, lo zio della Scazzi e Pietro Maso?

    GD

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    1. non è una invenzione di Alberto Arbasino??
      meis

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    2. Mi piaceva l'idea di far "scoppiare" un personaggio che nell'immaginario è all'antitesi di qualunque eccesso ... Ho esagerato?
      MB

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  4. E scommetto che Mario, oltre al caffelatte senza pellicina faceva sesso solo il sabato sera dalle 22.30 alle 22.35 con i calzini, ovviamente!

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    1. con i calzini CORTI e BIANCHI!!!!!
      Ma se avessa apprezzato 40 anni di abnegazione di Adele, forse Mario sarebbe rimasto vivo :)

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    2. Anche Lei pero'.., Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

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  5. Volevo sapere ma di che marca era il pesante ferro da stiro, perchè il mio ogni tanto lascia degli aloni sulla biancheria... o forse la Signora Ermelinda sa spiegare il perchè...
    BG

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    1. Barbara. . .come mai vuoi sapere la marca del ferro da stiro?Forse che il Sig.Maina prende anche lui il caffelatte senz pellicina tutte le mattine?

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  6. grande Adele! io odio stirare le camicie

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  7. Diffidate di quelli che dicono "stiro da solo": i signori, quando devono fare da soli, semplicemente evitano...preferiscono andare in giro con la camicia a pieghe che pare un kilt o con magliette rigorosamente appiattite con le mani (quando si ricordano di appiattirle). Il racconto mi è garbato parecchio, come in sogno mi sono vista con il ferro in mano e non per stirare, e ho anche capito esattamente perchè quattro anni fa usai il piede destro per calciare il mio ex oltre la mèta, meglio di una All Black in tenuta di guerra. La vista del sangue mi disturba un po'.
    R.L.

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  8. La lettura è gradevole, anche il finale. Quasi una soluzione prevedibile in una certa area geografica che come qualcuno ha già ricordato va da Novi ad Aosta per restare nei paraggi e sempre al di là della padania.
    Si penso che verso climi più mediterranei la femmina abbia provveduto ad educare il maschio togliendogli ogni potere all'interno delle mura domestiche, pertanto Mario sulle pendici del Vesuvio o dell'Etna avrebbe evitato accuratamente la craniata.
    CLA

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    1. Le ragazze del nord sono ancora parecchio indietro ma possono imparare MOLTO in fretta!!!
      manubirba

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    2. Mario avrebbe evitato la craniata solo perche' preso un fucile a pallettoni l' avrebbe SPARATA:)e sarebbe morta li.

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    3. L'avrebbe evitata perchè si sarebbe rotto il collo nel farsi il lattuccio caldo senza pellicina e somministratolo alla piccola Adele avrebbe anche stirato tutta la biancheria sull'asse da stiro e smobilitato la zia, la sorella, la cugina e anche la madre per la piccola Adele. E quando tutti al capezzale di Adele avrebbero anche apparecchiato la tavola dedicandosi a tutti i manicareti a memoria... Adele improvvisamente guarita avrebbe di fretta tolto tavola e banchetto per tornare a fare il lattuccio caldo a Mario...appagata dall'amore di Mario ( che si sa è uomo certe finezze non può capirle...portarsi tutta la famiglia a casa!!!) e infastitida dall'invasione familiare. Ma si sa le cose vanno così!!!

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  9. Mmm non lo so, forse è tutto un immaginario dovuto ai fatti di cronaca, sicuramente ci sono i Mario che vogliono il latte senza pellicina anche al di sotto della Padania.
    Il post mi è piaciuto molto, il finale non è stato preannunciato, mi è arrivato come...un colpo di ferro da stiro!

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